Commento alle letture della XVII Domenica B a cura di Carmela Pietrarossa. 26 luglio 2015 

In ascolto della Parola, Verità sul nostro cammino

In quei giorni, da Baal Salisà venne un uomo, che portò pane di primizie all’uomo di Dio: venti pani d’orzo e grano novello che aveva nella bisaccia. Eliseo disse: «Dallo da mangiare alla gente». Ma il suo servitore disse: «Come posso mettere questo davanti a cento persone?». Egli replicò: «Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore: “Ne mangeranno e ne faranno avanzare” (I lettura 2Re 4, 42-44).

Fratelli, io, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace (II lettura, Ef 4, 1-6).

Allora Gesù, alzati gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?» (Gv 6, 1-15).

La Parola ci traccia la Via
Ancora una volta il Vangelo ci descrive Gesù mentre passa all’altra riva: altrove egli dirà di sé che il “Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo” (Lc 9,58). Egli è tanto incarnato nei vari contesti nei quali si trova ad operare quanto distaccato dagli stessi per svolgere con cuore libero la missione che il Padre gli ha affidato. Nessun attaccamento lo contraddistingue, se non al Padre per compierne la volontà; il suo è un continuo andare per incontrare e soccorrere ogni uomo con lo sguardo mai distratto, ma sempre attento a coglierne i bisogni.
Tale sia, dunque, anche il cristiano, pienamente inserito nella realtà del suo tempo, ma anche svincolato da legami stringenti per compiacere Dio solo.
Gesù, poi, vista la folla provoca Filippo invitandolo ad acquistare pane per sfamare quei cinquemila uomini, e questi, quasi per riportarlo con i piedi per terra, gli risponde : «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo»
A questo atteggiamento di chiusura di Filippo si contrappone quello di Andrea, fratello di Simon Pietro, che consente alla Grazia di intervenire: “C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci”, ma poi aggiunge: “Ma che cos’è questo per tanta gente?». Gesù attendeva proprio quella disponibilità e l’offerta di quello che in quel momento si possedeva per dimostrare la sua onnipotente benevolenza; non esita, pertanto, a prendere in mano i cinque pani e i due pesci e a ringraziare il Padre per i doni che sempre ci elargisce.
Un ragazzo, dunque, con la sua merenda e la sua grande generosità ha permesso il miracolo; di lui non sappiamo nulla se non che ha dato quanto possedeva, come la povera vedova elogiata da Gesù per aver donato ciò che aveva, pur essendo agli occhi del mondo, quell’offerta insignificante.
Quel giovane ha compreso che a Dio non si riservano le briciole, ma si consegna tutto, e Lui non si lascia vincere in generosità, assicura il centuplo.
Il ragazzo e la vedova, quindi, persone povere eppure pronte a donare quanto hanno per un bene più grande che coinvolge altri.
Quanto abbiamo da imparare dai poveri del Vangelo, che danno con gioia e rimangono nel nascondimento. In questa pagina, infatti, non si parla più di quel giovane, la folla non conosce i retroscena di quel miracolo, particolari affatto irrilevanti. Del resto è lo stesso atteggiamento assunto da Gesù e descrittoci da Giovanni al termine della narrazione del miracolo: quando la folla dopo il miracolo cerca Gesù per farlo re, egli si ritira “solo” sul monte, non ha bisogno di alcun riconoscimento umano. Egli passa beneficando tutti ed attendendo solo la sequela incondizionata al suo amore.
In questo brano scorgiamo, inoltre, un chiaro riferimento alle problematiche legate alla fame sofferta da una parte considerevole del nostro pianeta a fronte della sovrabbondanza di cibo buttato dai cosiddetti Paesi in via di sviluppo. Basterebbero politiche attente a condividere le risorse del pianeta perché ciascuno possa avere il necessario, ma prevalgono sempre logiche egoistiche di potere che guardano a sé ed al proprio prestigio piuttosto che al bene comune.
In quel ragazzo, mediatore della Grazia, è simboleggiato ciascuno di noi, quando attento alla voce dello Spirito, fa dono di sé nel nascondimento per un bene più grande, ricevendo la ricompensa che è Dio stesso.

La Parola diventa Vita, nell’oggi del tempo
Dal Salmo di questa domenica:
Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa e tu dai loro il cibo a tempo opportuno. Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente (Sal 144).

Buona Domenica in Gesù Maestro, Via, Verità e Vita!

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