Commento alle letture della III Domenica di Quaresima a cura di Carmela Pietrarossa. Domenica 23 marzo 2014.

“Dammi da bere” (Gv 4,7)

 

Gesù stanco per il viaggio, siede presso il pozzo di Giacobbe e mendica un po’ d’acqua, rivolgendosi ad una donna samaritana recatasi lì a mezzogiorno.
Il suo bisogno di acqua diviene, così, il pretesto per entrare in relazione con quella donna, conoscerla meglio e farsi conoscere da lei affinché la conversazione si sposti su un altro piano, quello di una sete diversa, che solo Gesù può soddisfare.
La samaritana, invece, seguita a chiedere l’acqua comune:  “Dammi di quest’acqua perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua” (Gv 4,15); Gesù cerca di condurla oltre il bisogno del momento per introdurla a quello di acqua viva.
Nelle obiezioni di questa donna ritroviamo noi stessi, preoccupati per la grazia

Gesù incontra la samaritana

Gesù incontra la samaritana

contingente che, sovente, ci annebbia completamente la vista, impedendoci di considerare il Bene per eccellenza, che è la vita di Dio in noi. Chiediamo le grazie e non la Grazia, che è l’amicizia con Lui.
Gesù replica alla donna: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere!”, tu avresti chiesto a lui ed egli ti abrebbe dato acqua viva” (Gv 4,10).
Il dono di Dio è incontrare Gesù, che chiede di essere seguito sulla via dell’insicurezza umana colmata dalla fede incondizionata in lui perché “l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito” (Rom 5,5 II lettura).
Gesù è seduto sul pozzo anche ora, attendendo la mia, la tua risposta e cercando di agganciare il nostro sguardo; Lui fonte d’acqua viva, roccia da cui scaturisce acqua per il suo popolo (cfr. Es 17,6 I lettura), chiede da bere a noi, mendica una risposta personale, autentica e concreta.
Ci ripete: “Dammi da bere!”