21 ottobre 2014

Domenica 5 ottobre a Torino e in tutta i Italia sono scese in piazza le “Sentinelle in piedi”

Domenica 5 ottobre a Torino, in piazza Carignano, ero sentinella anche io. Circa 200 persone leggevano in silenzio e senza la minima intenzione di rispondere alle provocazioni dei circa 400 assedianti. Per un’ora abbiamo subito una cascata di insulti e slogan stile Anni di Piombo: che “fascisti era il più gentile!”. Si sono raggiunti anche momenti in cui i contestatori hanno cercato di sfondare le transenne e il cordone che le forze di polizia avevano posto di fronte a noi veglianti; ma quest’ultima ha impedito che ci facessero del male. Meno fortunati, a leggere la cronaca, le sentinelle di altre parti di Italia. Vale la pena ricordare che in 100 piazze italiane sono scese più di 10.000 persone, un successo purtroppo segnato anche da atti di violenza. Se a Torino è andata bene, a parte l’attacco verbalmente violentissimo, da altri parti si sono verificati veri e propri atti di guerriglia urbana; ne cito due, perché più emblematici, Rovereto (Trento) dove un parroco e un vegliante hanno subito violenze e Bologna dove chi vegliava è stato preso di mira da professionisti delle botte, incuranti di colpire mamme e papà.
Elemento comune tra tutte le contromanifestazioni i centri sociali e militanti di estrema sinistra. Contestavano, assieme ai militanti lgbt il fatto che le sentinelle fossero in piazza. Secondo loro: «dovevano andarsene nelle chiese vuote!». Purtroppo è sfuggito loro e a buona parte dei media un elemento chiarissimo: la veglia non è di preghiera, ma specialmente non è contro qualcuno! Le sentinelle in Piedi sono persone “libere e forti” che provengono da diverse esperienze religiose (c’erano anche atei), politiche e culturali, quindi una rete aconfessionale e apartitica di uomini e donne, di qualsiasi età, che si danno appuntamento in piazza per compiere una battaglia di ragione: chiedere la libertà di espressione per allontanare tutte le minacce rivolte alla famiglia: quella composta da mamma papà e bambini.
In Italia le Sentinelle in Piedi sono nate in difesa della libertà di espressione messa in discussione dal ddl Scalfarotto, già approvato dalla Camera e ora fermo al Senato. Presentato come necessario per fermare atti di violenza e aggressione nei confronti di persone con tendenze omosessuali, il testo è invece fortemente liberticida in quanto non specifica cosa si intende per omofobia lasciando al giudice la facoltà di distinguere tra un episodio di discriminazione e una semplice opinione. E guardando a domenica: è bastato stare in una piazza pubblica per essere tacciati di omofobia e fascismo.
Tornano alla mente le parole profetiche di Charles Péguy, quando diceva 100 anni fa che il vero eroe contemporaneo è il padre di famiglia. Problema quanto mai vero se pensiamo ai libretti Unar o alle letture in classe di testi come quelli della Mazzucco. Ma la cosa grave non è tanto il contenuto, bensì che siano stati proposti a dei minorenni, non senza shock, senza che potesse esserci un dibattito con tanto di controparti e l’autorizzazione dei genitori: come se l’educazione di questi non importasse; solo in un regime vicino al totalitarismo funziona così. Purtroppo sul nostro Paese pende una spada di Damocle: l’agenda gender, di cui le direttive O.M.S. e la risoluzione Lunacek (approvato lo scorso 5 febbraio al Parlamento Europeo) sono i due volti. Favoriscono l’educazione sessuale, se così si può ritenere, per i bambini da 0 a 4 anni (come i libretti Unar), la gestazione per altri, che altro non è che un bel termine per nascondere una cruda verità: la donna diventa l’incubatrice di carne di ricchi omosessuali (come Elton John!). Quindi la mercificazione dell’uomo diventa totale, specialmente del bambino, “oggetto” da possedere a tutti i costi. Questi sono solo due dei tanti pericoli contenuti in quei documenti, a cui aggiungo il più pericoloso: gli Stati membri dell’UE devono legiferare per limitare la libertà di espressione quando si oppone a questi diktat. La cosa più preoccupante è che pochi giornalisti raccontano queste cose. Anzi.
Questi problemi non li ricorda solo Papa Francesco nella “Evaneglii Gaudium”, o il cardinale Scola o l’arcivescovo Luigi Negri ma anche appartenenti al mondo laico come gli intellettuali francesi del calibro della femminista Sylviane Agacinski. Chi vigila in piazza – questo è il punto! – non lo fa contro le persone con tendenze omosessuali ma contro la prassi violenta e intimidatoria che soggiace all’ideologia del gender.

Daniele Barale

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