Commento alle letture della Solennità del Corpo e Sangue di Cristo a cura di Carmela Pietrarossa. Domenica 29 maggio 2016

Gesù disse loro: “Voi stessi date loro da mangiare”.

 

Eccoci giunti a questa tappa dell’anno liturgico che offre alla nostra attenzione la solennità del Corpo e Sangue di Cristo.

Ci interrogheremo, pertanto, compatibilmente con tutti i nostri limiti umani, sulle motivazioni per le quali Gesù è rimasto con noi sotto le sembianze del pane e del vino; avrebbe, infatti, potuto optare per una forma diversa e più eclatante, e, invece, non smentisce il suo stile: nato in una grotta a Betlemme (casa del pane), resta con noi sotto le specie di alimenti semplici che nutrono e sostengono. Cosa c’è di più semplice, infatti, di un pezzo di pane? Gesù sceglie proprio il pane per dimostrare la sua fedeltà alla parola data: “Io sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28, 20), continuando a prediligere la strada dell’umiltà e della piccolezza per rendere palese il suo amore per noi ed il suo piacere di stare con gli uomini.

Nel vangelo odierno agli apostoli che lo invitano a congedare la folla che lo stava seguendo perché si procuri del cibo, Gesù risponde investendoli di una responsabilità: “Date voi da mangiare” .

E’ un’evidente provocazione visto che siamo in presenza di una folla considerevole, ma il Signore vuole provare la generosità di quegli uomini, quanto sono disposti a mettersi in discussione e a privarsi di quel poco che hanno per darlo ad altri nel bisogno. I cinque pani e i due pesci attraverso i quali viene operato il miracolo della moltiplicazione dei pani, non sono altro che il nostro poco condiviso, messo a disposizione perché il Signore lo accolga e ne moltiplichi i frutti.

La moltiplicazione dei pani è, chiaramente, immagine di quanto si verifica nel miracolo per eccellenza, l’Eucaristia, qui Gesù dà se stesso da mangiare ai suoi, diventando pane spezzato.

Egli, infatti, dopo aver fatto sedere la folla che lo stava seguendo, prende i cinque pani e i due pesci, prega, li benedice, dice bene cioé del pane e dei pesci, e poi li spezza. Anche nell’ultima cena, quando ufficialmente istituisce questo sacramento, Gesù spezza il pane dandolo ai suoi discepoli.

Egli diventa pane spezzato, invitandoci ad imitarlo: essere, cioé, pane spezzato per la vita del mondo.

Il miracolo avviene, tutti mangiano a sazietà e avanzano anche dodici ceste.

Nella narrazione evangelica di quest’oggi colpisce anche la richiesta di Gesù di far sedere la folla per gruppi di cinquanta circa, che non risponde soltanto ad un intento organizzativo efficiente.

Quel pane spezzato non sarà dato al singolo che lo consumerà individualmente, ma alla persona inserita in un gruppo. L’Eucaristia crea comunione, non è per sé e per la soddisfazione personale, ma perché dal ricevere Gesù dentro di noi, scaturisca il bisogno di creare comunione con i nostri fratelli ed in tutti gli ambienti in cui lo Spirito ci manda.

Abbiamo il grande dono di ricevere Gesù, Persona viva, non un defunto; Egli assume la nostra carne, come un giorno aveva assunto quella di Maria, rinnovandosi in tal modo il mistero dell’incarnazione; facciamo sì che come allora, anche oggi, attraverso di noi, Gesù continui a vivere, camminare, gioire e condividere se stesso con gli uomini del nostro tempo.

Gesù rimane con noi anche perché in adorazione possiamo fargli compagnia ed ascoltare quanto suggerisce al nostro cuore. I santi trascorrevano ore ed ore dinanzi al tabernacolo, senza stancarsi o guardare l’orologio, eppure avevano un’attività apostolica intensa; il segreto di quel dinamismo era proprio nell’incontro personale con Gesù, ricevuto ed adorato.

Dall’incontro con Lui, l’incontrare in Lui ogni uomo.

Buona domenica!

Corpus Domini 2015 - Roletto