18 maggio 2014

Don Giovanni Piumatti, sacerdote pinerolese, missionario in Congo, è tornato in diocesi qualche settimana fa e si tratterrà per alcune settimane ospite presso la parrocchia Sacro Cuore di Gesù di Luserna. Giovanni quando racconta l’Africa parla dell’Europa. E lo fa con passione. Il termine dell’intervista diventa il cuore del nostro incontro perché ci lasciamo andare a considerazioni: «Il cuore è là ma la mente è qua, dice, più mi trattengo là, più rifletto sul qua». Leggere la situazione in Congo in effetti non fa pensare all’Africa ma all’Europa. «Ormai la guerra in Congo è molto conosciuta per cui la Comunità internazionale è dovuta intervenire. Ora l’ONU e il suo esercito hanno il mandato di intervenire attivamente anche con le armi per “ripulire” la zona dei vari gruppi ribelli». In sintesi: la questione delle ricchezze sottratte al Congo resta. Cercare di intervenire in questo senso metterebbe in crisi l’economia della vicina Rwanda e dell’Occidente. Per ora l’Onu ha il mandato, insieme all’esercito congolese di ripulire dai vari movimenti armati quali l’M23 comandato dal pastore Kunda, poi i ribelli dell’Uganda che hanno recentemente attivato una serie di sequestri senza motivo (tra i quali tre sacerdoti ), il movimento Ruandese UTU FDL3 nemici del governo Rwandese, e gruppi locali di conglolesi. Ma «l’Europa non ha interesse a un governo serio in Congo – continua Giovanni – da questa pulizia verrebbe una apparente tranquillità e forse una minima ricaduta sulla popolazione. Ma la Comunità internazionale vuole solo salvare la faccia. Non cesserà il furto di materie prime per l’Occidente. Ciò che veramente interessa è il benessere di chi domina le economie occidentali».

Una curiosità ci nasce immediata: spesso si dice che le guerre sono guerre di religione. In questo caso i vari gruppi di che religione sono? «Tutti nella nostra zona fanno riferimento al Vangelo – spiega tristemente don Piumatti – Kunda è un pastore evangelico e i suoi soldati sono stati visti ascoltare la Bibbia prima di attaccare. Gli Ugandesi si chiamano “movimento di Resistenza del Signore”. Tutti i gruppi sono stati visti pregare. Una volta, dopo che un gruppo di soldati ha saccheggiato la nostra missione, molti hanno sentito i guerriglieri andarsene cantando i salmi che incitano al saccheggio. È un po’ un cancro, perché queste sette religiose legate al vangelo si moltiplicano. In Africa senza questo elemento si sentono meno forti, anche se la religiosità è mescolata agli elementi magici. In questo non differiscono molto dall’Occidente: da noi l’elemento di credenza magica è solo più nascosto».

Quando si pensa alla guerra in Africa il pensiero va ai bambini soldato, complice la visione di alcuni documentari. Giovanni racconta al riguardo: «I gruppi locali congolesi arruolano i ragazzini dei villaggi che non saprebbero che fare e che soprattutto, inseriti in una sorta di esercito, hanno da mangiare. Ma non lo fanno per convinzione. E i bambini sono una necessità perché molti adulti lasciano le fila dei guerriglieri e il vuoto viene colmato con i ragazzini».

Alla luce di quanto sentiamo dai racconti di Giovanni Piumatti risulta sempre più evidente che è necessario andare e vivere di persona le situazioni per poterle riportare con realismo e precisione. «Il mio sogno – conclude il missionario-  è quello di chiacchierare e condividere i racconti, ma non per parlare dell’Africa, anzi mi irrita quando mi chiamano e mi dicono «raccontaci qualcosa dell’Africa». Ogni volta che torno vorrei parlare dell’Africa per riflettere sul nostro modo occidentale di vivere». Parlare di Africa quindi significa non più fare oboli, o dare una tantum, ma condividere. Parlare di Africa significa specchiarci. Quello che vediamo in Africa non è che il dietro le quinte del nostro stile di vita.

Ives Coassolo

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