Il “passio” segna il cammino della Settimana Santa e della fede cristiana La lettura del “passio” – una lettura implacabile, lenta, crudele – è una provocazione. Uno schiaffo al buon gusto, al politically correct. Credo che presto o tardi – se già non è stato fatto! – qualche associazione per i diritti (dis)umani chiederà che venga vietata perché qualcosofoba, irriverente, offensiva.
Per il momento però, i cristiani continuano a leggere quelle pagine. Ad alta voce. Fino all’ultima goccia di sangue che cade dal corpo martoriato di Gesù fino alla polvere della sommità del Golgota.
Le leggono per ricordare. Per rivivere. Per fare memoria e celebrare la passione di Dio per l’uomo. È così che inizia la settimana santa (anche se non è così che finisce). Quel passaggio c’è e non può e non deve essere rimosso. Come la croce.
È la via del calvario, la salita dell’obbedienza, la kenosi, di un Dio che si svuota nell’ultimo degli umani fino all’ultimo contorcersi della vita.
Se mai, un giorno, i cristiani dovessero cessare di leggere ad alta voce quelle pagine del vangelo, si troverebbero costretti a rispondere negativamente alla domanda di Cristo: “Quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà ancora la fede sulla terra?”.

Patrizio Righero