AGD –Il programma delle beatitudini può aiutare a superare il male che sconvolge il mondo: conflitti, guerre, tensioni, diseguaglianze fra ricchi e poveri, egoismo, capitalismo finanziario sregolato, terrorismo, criminalità internazionale, fondamentalismi e fanatismi «che stravolgono la vera natura della religione», fame provocata dalla crisi alimentare «ben più grave di quella finanziaria», violazioni della libertà religiosa: «Anche in Paesi di antica tradizione cristiana si moltiplica l’intolleranza verso il Cristianesimo» e sono calpestati la vita, la famiglia, i diritti sociali.
Nel messaggio per la 46a Giornata mondiale della pace nel Capodanno 2013 sul tema «Beati gli operatori di pace», Benedetto XVI afferma: «La pace non è un sogno, non è un’utopia: è possibile. L’uomo è fatto per la pace, dono di Dio. Per diventare autentici operatori di pace sono fondamentali l’attenzione alla dimensione trascendente e il colloquio con Dio. Solo così l’uomo può vincere quel germe di negazione della pace che è il peccato in tutte le sue forme: egoismo e violenza, avidità e volontà di potenza e di dominio, intolleranza, odio e strutture ingiuste».
Gli operatori di pace «coltivano la passione per il bene comune e la giustizia; ricercano il bene dell’anima e del corpo; amano, difendono e promuovono la vita, dal concepimento alla fine naturale. Chi vuole la pace non può tollerare attentati contro la vita come l’aborto e l’eutanasia. Coloro che sostengono la liberalizzazione dell’aborto non si rendono conto che propongono una pace illusoria. Ogni lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente». Occorre riconoscere il diritto all’obiezione di coscienza verso leggi e misure «che attentano alla dignità umana».
In questo quadro il vero operatore di pace si impegna per la difesa della famiglia e del matrimonio, «unione fra un uomo e una donna contro i tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che la danneggiano, la destabilizzano e la oscurano». Anche la libertà religiosa è un diritto da promuovere nelle varie articolazioni: testimoniare la religione; annunciare e comunicare l’insegnamento; compiere attività educative, benefiche e assistenziali; agire come organismi sociali, strutturati secondo i principi dottrinali e i fini istituzionali della propria fede. Per Papa Benedetto il lavoro è un diritto gravemente minacciato perché «lo sviluppo economico dipenderebbe soprattutto dalla piena libertà dei mercati». La dignità dell’uomo invece esige «come priorità e obiettivo l’accesso al lavoro e il suo mantenimento per tutti». Pertanto è necessario «un nuovo modello di sviluppo che abbia Dio come riferimento ultimo». La crisi alimentare, causata dagli oligopoli e dalla mancanza di regole, è peggiore di tutte e devasta molti Paesi: «Le disfunzioni dei mercati delle materie prime ostacolano l’accesso al cibo per i più poveri e impediscono uno sviluppo dignitoso dei contadini. Serve una ristrutturazione etica dei mercati monetari, finanziari, commerciali».
Per fare questo serve una pedagogia della pace e del perdono, cioè insegnare agli uomini «ad amarsi, a vivere con benevolenza, più che con semplice tolleranza. Ciò richiede una pedagogia del perdono. È un lavoro lento che suppone un’evoluzione spirituale, un’educazione ai valori più alti, una visione nuova della storia. Occorre rinunciare alla falsa pace che promettono gli idoli di questo mondo. La pedagogia della pace implica azione, compassione, solidarietà, coraggio, perseveranza, dire no alla vendetta, riconoscere i torti, accettare le scuse senza cercarle, perdonare. Gesù incarna questi atteggiamenti». La pace concerne tutto l’uomo: è la lezione della «Pacem in terris» (11 aprile 1963) di Giovanni XXIII promulgata 50 anni fa. Paolo VI nella «Populorum progressio» (26 marzo 1967) pone un’altra pietra miliare: «Lo sviluppo è il nuovo nome della pace», come Giovanni Paolo II: «Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono» (2002). Il capitalismo economico-finanziario non tutela la vita e i diritti della persona, accresce a dismisura le diseguaglianze, provoca un numero sconvolgente di poveri. Il liberismo radicale e la tecnocrazia spingono per una crescita a prezzo dell’annullamento di diritti e doveri, e la rincorsa al profitto valuta le persone solo in chiave di successo e di competitività. Il Papa propone uno sviluppo economico autenticamente umano.

Pier Giuseppe Accornero Il papa ad Assisi con i rappresentanti delle religioni