Commento al Vangelo di domenica 17 marzo – V Domenica di Quaresima, a cura di Carmela Pietrarossa

Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?” Ed ella rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù disse: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8, 1-11).

 

Le provocazioni degli scribi e dei farisei sembrano non avere limiti; essi si servono di una donna in peccato per trarre in inganno colui che insegnava nel tempio con autorità: una persona viene usata per danneggiarne un’altra. Gesù, però, è al di sopra di tali diaboliche macchinazioni e preferisce questa volta non parlare, ma scrivere qualcosa. Che cosa scriva non ci è dato saperlo, di certo quella sua calma avrà ulteriormente irritato i “suoi” accusatori, considerato che il bersaglio da colpire non era la donna, ma lui.
Il Vangelo ci dice, infatti, che essi “insistevano”, non desistono, cioè, dal loro perfido atteggiamento accusatorio e provocatorio, solo allora Gesù interviene e stigmatizza la scena che si stava svolgendo sotto i suoi occhi, dicendo: “Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei”, continuando a scrivere per terra. Il Vangelo ci dice che “quelli se ne andarono uno per uno”.
Viene introdotta in tal modo la seconda scena di questo episodio, differente dalla precedente per “attori” e stati d’animo; mentre la prima, infatti, vedeva coinvolti ed ugualmente protagonisti diversi personaggi che si ponevano con fare minaccioso nei confronti della donna e di Gesù, animati da sentimenti di astio, rancore e gelosia nei confronti di chi riconoscevano essere più capace di loro; quest’ultima, invece, vede intervenire solo due personaggi, Gesù e la donna; si respira, inoltre, un’atmosfera di pace e di recupero del senso della vita che quell’isolamento con il Maestro produce; colpiscono, profondamente, inoltre, il rispetto e la delicatezza con cui il Maestro si rivolge alla donna giudicata adultera: “Donna dove sono? Nessuno ti ha condannata?…Neanch’io ti condanno”.
Il cuore trabocca di gioia dinanzi a questo inconsueto dialogo tra i due, contro tutti gli schemi di costume all’epoca rigorosamente osservati.
Il Signore non si stanca di perdonarci, anzi di “avere a che fare con noi”, ma continua a stringerci a sè colmandoci del suo amore e delle sue tenerezze; dal riconoscimento il ringraziamento con la vita.