7 marzo 2014

Donne finalmente riconosciute nelle loro competenze; donne al governo;donne che faticano a conciliare famiglia e lavoro o temono di essere licenziate se aspettano un bambino; donne ridotte a oggetto dagli stereotipi dei media, vittime principali delle nuove forme di schiavitù del XXI secolo, maltrattate in casa e fuori; donne uccise; donne uccise prime di nascere perché l’ecografia ha svelato che sono donne (perversa alleanza tra discriminazioni antiche e uso distorto di tecnologie che devono servire per curare, non per dare la morte!). Donne che si interrogano su che cosa significa essere donne credenti, donne cristiane oggi.Di fronte a questo panorama complesso, per le donne cattoliche è più che mai urgente porsi in ascolto dello Spirito per vivere fino in fondo la chiamata alla santità propria di ogni battezzato, partecipe in quanto tale – come ci insegna il Vaticano II – dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo. Tra breve saranno dichiarati santi Giovanni XXIII (che nella “Pacem in terris” presentò come segno dei tempi l’ingresso della donna nella vita pubblica) e Giovanni Paolo II, che sul tema della dignità e della vocazione della donna ci ha dato testi memorabili. Li canonizzerà papa Francesco che vede in sua nonna la sua principale educatrice alla fede: una sarta che nell’ambiente dell’Azione Cattolica aveva potuto farsi una cultura, sviluppare le sue potenzialità, imparare a fare conferenze… compresa quella che tenne per strada, salita su un tavolo, quando il regime fascista le chiuse la sala dove doveva parlare. Essere donna è una vocazione, che ciascuna porta inscritta in ogni cellula di quella struttura fisica che riceve in dono, una vocazione che ha a che fare in modo specialissimo con il trasmettere e custodire la vita, a livello fisico per la maggioranza, a livello psicologico e spirituale per tutte. Una “vocazione materna” intesa troppo a lungo come chiusura nella sfera domestica, e che ora va vissuta in ascolto dello Spirito per esprimersi sempre più nelle nuove forme che i tempi richiedono; per diventare nello spazio pubblico profezia di uno stile comunicativo e relazionale improntato alla misericordia, alla pace, al dialogo, all’ascolto, al prendersi teneramente cura di chi soffre, ad una mitezza forte che afferma la verità e la giustizia senza cadere nell’ aggressività verso le persone. Essere pienamente donne coincide insomma con il diventare “profeti” di quei valori che la “Evangelii gaudium ” individua come caratterizzanti per ogni cristiano. Consacrate, laiche sposate che insieme ai loro mariti costruiscono la cellula base per la società e la solidarietà fra le generazioni, laiche single per i più vari motivi e impegnate a esprimere totalmente la loro affettività nella fraternità universale, donne che affrontano le più diverse situazioni di soffernza trovando nella comunità cristiana accoglienza e sostegno alla speranza… tutte sono corresponsabili nella vita di una Chiesa estroversa e missionaria, che deve come Maria accogliere Cristo e portarlo al mondo; anche il fatto che il sacerdozio ministeriale è riservato agli uomini, può e deve essere vissuto in chiave positiva, perché grazie a ciò ogni nuova valorizzazione della donna che lo Spirito aiuterà ad inventare ribadirà che la “gerarchia” esiste in funzione del popolo di Dio (e non il contrario!).

Infine un consiglio di lettura: il supplemento “Donne Chiesa Mondo” dell’Osservatore Romano, leggibile in cartaceo e su internet: curato da una équipe femminile, sensibile all’ecumenismo e al dialogo interreligioso, ricco di testimonianze che ricordano l’apporto dato dalle donne cristiane del passato e che aiutano a leggere i segni dei tempi (dalle suore impegnate con i migranti e contro la tratta, alle teologhe, alle laiche chiamate a servizi decisionali inediti…). Un valido strumento di informazione e formazione. E la sua stessa esistenza, cominciata con Papa Benedetto e proseguita con Papa Francesco, è un segno.

 

Anna Maria Golfieri

donne AIMC