«Il Papa? L’abbiamo sentito come un fratello!»

Roma, 7 maggio. È stato un bellissimo incontro quello di lunedì mattina 6 maggio con Papa Francesco. C’erano i vescovi delle diocesi della provincia di Torino (Pinerolo, Susa e Torino), di quella di Cuneo (Saluzzo, Mondovì, Fossano, Alba e Cuneo) e della Valle d’Aosta. Ci ha ricevuti per qualche minuto uno per uno e poi tutti insieme gli abbiamo presentato le realtà pastorali e le problematiche sociali della nostra Regione.

Da parte mia ho cercato di sottolineare alcuni aspetti belli della nostra Chiesa. Prima di tutto la vita dei nostri presbiteri, di ieri e di oggi, fortemente legati alla storia della loro gente. Ho presentato la figura di don Giovanni Barra, di cui è iniziata la causa di Beatificazione. Anche altri vescovi hanno messo in risalto la necessità per i giovani di ispirarsi a figure belle di preti. Papa Francesco, da parte sua, ha ribadito l’importanza di proporre esempi concreti nell’indicare che essere presbiteri è una vita ben risuscita; è una vita gioiosa (don Barra ha scritto: “il sacerdozio, appuntamento con la felicità”). Gli ho pure manifestato un punto di debolezza: il seminario vuoto! E questa una sofferenza mia e di tanti vescovi. Gli ho invece raccontato della vitalità del Seminario Redemptoris Mater con 14 seminaristi e dell’ordinazione presbiterale avvenuta tre giorni prima.
Mi sono soffermato poi sul tema della famiglia, con le sue luci e le sue fragilità. Il Papa ha ribadito che è una priorità irrinunciabile, sottolineando che l’attenzione alla famiglia deve essere trasversale a tutte le realtà pastorali. Soprattutto le famiglie in stato di debolezza o anche distrutte devono trovare tanta comprensione e misericordia. Gli ho accennato del nostro gruppo “Maranathà” che fa sentire la vicinanza della Chiesa a coloro che per vari motivi, che noi non dobbiamo giudicare, hanno sofferto la disgregazione della propria famiglia. Papa Francesco ha benedetto l’esperienza del nostro gruppo che da anni è attivo nella nostra diocesi.
Insieme alla famiglia ho collegato i due progetti catechistici: battesimale (0-6 anni) e Iniziazione cristiana in forma catecumenale (7-12 anni), che implicano la trasmissione della fede alle giovani generazioni. Rendere coscienti i genitori del loro compito educativo è fondamentate -ha ribadito il Papa – per preparare un futuro di speranza. Senza la famiglia si lavora in perdita.
Da parte di tutti i vescovi è stata evidenziata la sofferenza di tante persone che hanno perso il lavoro e come, pur tra la limitatezza delle risorse, le nostre diocesi tentano di dare risposte a queste drammatiche situazioni. I Santi cosiddetti sociali del Piemonte sono ancora maestri per la Chiesa di oggi.
Personalmente ho voluto aggiungere una parola sull’ecumenismo e il dialogo interreligioso. Nella nostra Regione si fa molto su questo versante. Ho raccontato qualche iniziativa della nostra diocesi, in particolare il rapporto di amicizia che c’è tra le Confessioni cristiane, la fraterna collaborazione tra presbiteri e pastori valdesi; il comune impegno sul versante della carità e della solidarietà. Gli ho detto che in occasione della visita ad limina ho consegnato al Pontifìcio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, una lettera con una serie di problemi aperti in campo ecumenico; questo tema sta molto a cuore al Papa, tanto che subito ha aggiunto: “Questa lettera la mandi anche a me”.
Ha poi raccontato a tutti i vescovi come a Buenos Aires era molto legato da stima e amicizia con un pastore valdese, decano della facoltà teologica evangelica della città, docente di Antico Testamento, affermando che era uno studioso di eccellenza. Divenuto ammalato era stato ben contento di essere accolto nella casa del clero dell’arcidiocesi, condividendo un fraterno rapporto con tutti gli ospiti.
Sono uscito dall’incontro molto incoraggiato. Ho visto il Papa interessato , anzi coinvolto nei nostri problemi. A tante nostre domande sempre ha cercato di dare risposte piene di speranza. Più che padre l’abbiamo sentito fratello. Anche lui ha sperimentato tutte le nostre situazioni pastorali; le criticità le conosce una per una. Ci ha ripetuto di non stancarci di essere misericordiosi. La pastorale del cuore (è stato ricordato che don Bosco parlava dell’educazione come cosa del cuore) non è sentimentalismo, ma autentico modo di agire secondo il Vangelo.
Al termine ha consegnato a tutti i vescovi una semplice, ma bella croce pettorale (è la croce che Papa Benedetto aveva predisposto come dono per la visita programmata per il 1 marzo).
Da parte mia ho offerto al Papa una copia accuratamente ingrandita, preparata appositamente per lui, del libro Dalla fine del mondo. Il sentiero di Papa Francesco (a cura della redazione di “Vita diocesana pinerolese” – edizione Marcovalerio). Egli ha fatto un ampio sorriso nel riceverlo, dicendomi: “Grazie, grazie!”.
Gli ho anche consegnato un quadro realizzato da don Mauro Roventi Beccari, che raffigura S. Francesco mentre ripara la Chiesa; a lato c’è lo stemma del Papa, e un po’ in disparte le insegne pontifìcie. É stato molto contento nel riceverlo.
I vescovi erano accompagnati da un loro sacerdote. Io ho chiesto a don Omar, che si trova a Roma per l’insegnamento all’Università Urbaniana, di venire con me a questo appuntamento; ha potuto cosi far dono al Papa de suo ultimo libro: la preghiera porta della gioia, edito da Effatà editrice di Cantalupa.
La visita al Papa è stata preceduta e seguita dalla celebrazione eucaristica alle tombe degli apostoli Pietro e Paolo. E infatti la visita ad limina Apostolorum, cioè alle soglie delle basiliche degli Apostoli che con il loro sangue hanno reso gloriosa la Chiesa di Roma.

 

I vescovi del Piemonte con Papa Francesco

I vescovi del Piemonte con Papa Francesco

L’incontro con le Congregazioni e i Pontifici Consigli.

Da lunedì pomeriggio  fino a mercoledì abbiamo avuto incontri con queste Congregazioni e Pontifici Consigli: Congregazione per i Vescovi, Congregazione per la Dottrina della Fede, Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Congregazione per l’Educazione cattolica, Congregazione per il Clero, Congregazione per il Culto Divino, Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione e Pontificio Consiglio per i Laici.

Sono stati scambi molto interessanti che aiutano coloro che sono posti al servizio della Chiesa universale ad avere il polso delle Chiese particolari. All’inizio di ogni incontro il nostro presidente, mons. Cesare Nosiglia, faceva un’introduzione, sempre molto puntuale ed efficace, delle realtà e dei problemi della nostra Regione. Cito alcuni capitoli trattati:
– La centralità della famiglia nell’azione pastorale, con una particolare attenzione alle famiglie fragili o addirittura distrutte.
– La fecondità della vita liturgica nel cammino di una Chiesa locale.
– La promozione di un laicato, non clericalizzato, conscio della sua identità, appartenenza e missione.
– La Catechesi degli adulti e l’Iniziazione cristiana in forma catecumenale. L’urgenza di innervare di primo annuncio tutta la nostra pastorale.
– La formazione permanente del clero e la cura delle vocazioni, soprattutto attraverso l’accompagnamento spirituale.
– Il diaconato permanente all’interno di una Chiesa missionaria.
– La pastorale scolastica, in particolare l’attenzione alla scuola cattolica e la vicinanza al mondo accademico.
– La ristrutturazione delle diocesi.
La Visita ad limina è sempre un importante atto di collegialità. Non è solo relazionare sulla vita e sul cammino di una diocesi. È soprattutto uno scambio fecondo, un dare e un ricevere. Il Papa nei confronti dei vescovi è fratello che li conferma nella fede, ma nello stesso tempo riceve da essi un insieme di input che gli offrono il volto dinamico delle Chiese sparse nel mondo. Devo dire che la Visita ad limina fa percepire ad ogni vescovo la sua partecipazione alla “sollecitudo omnium ecclesiarum”.

Monsignor Pier Giorgio Debernardi consegna a Papa Francesco il libro "Dalla fine del mondo"

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+  Pier Giorgio Debernardi

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