22 giugno 2015

«L’Ostensione della Sindone ci ha detto, con semplicità e drammaticità che oggi c’è bisogno di cristiani che siano innamorati di Dio, convinti della propria fede, esperti secondo lo Spirito, pronti a rendere ragione della speranza che è in loro, capaci di rifiutare sempre i compromessi di coscienza con le logiche del mondo che li circonda, testimoni della potenza di Dio che si rivela nella loro debolezza».

Lo ha ribadito monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino e custode pontificio della Sindone, durante l’omelia per la festa di san Giovanni, patrono della città e giornata conclusiva dell’ostensione.

«La Sindone – ha proseguito – ci insegna a non estraniarci, come cristiani, dalla storia di sofferenze e di lacrime che inonda la vita delle persone e spesso ne travolge i sentimenti e l’esistenza, ma innesta in noi un “di più” di speranza che, proprio dai patimenti dell’uomo della Sindone, ci viene trasmessa: quella di credere fermamente che il male e la menzogna, l’ingiustizia e la violenza non avranno mai l’ultima parola nella storia anche più travagliata del nostro tempo, ma tutto si rinnoverà grazie alla potenza della croce del Signore e tutto si trasformerà per il bene di tutti coloro che credono e lottano per un mondo a misura di uomo e di Dio insieme».

Questo richiede però che «si sia pronti a pagare un prezzo per annunciare e vivere questa speranza: è il prezzo della verità che è richiesta ad ogni testimone e martire, perché essa rende credibile il proprio agire».

Sacrasindone