Aprile 2014

Moglie, madre, medico come il marito, insieme al quale ha vissuto, nei trascorsi anni Ottanta e Novanta, due intensi periodi di servizio ospedaliero in Uganda come membro della o.n.g. “CUAMM Medici con l’Africa”: è questo il ricco percorso umano e professionale che Bianca Nucci, la mattina di domenica 6 aprile, ha messo a disposizione delle Suore e dei Laici del Piccolo Disegno facenti capo alla Congregazione Pinerolese.

La dottoressa ha posto davanti agli occhi di tutti i convenuti alla Casa Madre di via Principi d’Acaja i mille volti del’infanzia negata, dei bambini che soffrono senza che la loro voce arrivi a un mondo ignaro, distratto, passivamente “abituato” al loro dolore. Si è fatta aiutare dalle sue esperienze (gli incontri con posti di blocco di bambini armati…) e da un film a episodi del 2006 “All the invisible children”, dove registi di varie nazionalità, noti per il loro impegno sociale, hanno tracciato storie di personaggi infantili (interpretati da attori non professionisti) che sanno parlare a intelligenza e cuore, che rivelano punti di contatto nonostante le diverse ambientazioni geografiche e sociali e che hanno saputo offrire molti spunti di riflessione al successivo dibattito.

Si è parlato dell’importanza dell’istruzione, in particolare femminile, che è necessaria al riscatto dei bambini del sud del mondo ancor più della sanità (lo ha ribadito la dottoressa Nucci nella sua qualità di donna medico!); dell’entusiasmo con cui i piccoli africani sanno gioire delle piccole cose, dei giochi più semplici (mentre da noi dominano quelli violenti e tecnologici); della necessità di costruire autentici percorsi di inclusione sociale per i minori provenienti da ambienti “a rischio”, minori verso i quali troppe volte la società sviluppa un “sistema di attese” negativo: e in questi percorsi ha un ruolo fondamentale una scuola in cui i compagni siano preparati dalle famiglie ad accogliere e a condividere.

L’episodio dei bambini che vivono di furti vagheggiando lo zucchero filato e un giro in giostra ha ricordato agli spettatori il desiderio di innocenza che ciascun bambino porta in sé e su cui si può far leva per ricostruire. La storia (narrata da Spike Lee) dell’adolescente nata sieropositiva e osteggiata dai compagni, che alla fine ridesta dignità e responsabilità nei genitori tossicodipendenti, ha fatto notare come in certi casi proprio i figli possano giudare gli adulti. La finale narrazione delle vite di due bimbe cinesi (una educata all’altruismo e all’amore per la scuola dal poverissimo nonno adottivo, l’altra isolata in una casa lussuosa e angosciata dai contrasti fra i genitori) ha aiutato ad articolare la riflessione sui vari tipi di povertà, compresa quella morale e spirituale che può accompagnarsi anche al benessere economico.

Tutti hanno notato che ogni storia narrata manteneva sempre un’apertura alla speranza. È quella speranza che attrae ogni uomo e di cui il cristiano ha il compito di testimoniare e annunciare il fondamento: l’immenso amore di Dio che crea l’uomo a sua immagine, gli dà una dignità insopprimibile e vuole sempre liberarlo da ogni forma di male e schiavitù. L’intuizione carismatica di Padre Médaille (ha ricordato suor Rinangela Pairotto aprendo il momento di preghiera comunitaria iniziale) è finalizzata a formare non un gruppo chiuso, ma dei cristiani pienamente uniti a Dio, e che in ogni ambiente di vita puntino, in concreto spirito di servizio, alla comunione totale con ogni prossimo, con ogni persona, per realizzare con una universale e gioiosa apertura di cuore la preghiera di Gesù: «che tutti siano uno».

Cristiani che si interessano alle gioie, speranze, tristezze e angosce di tutti. Il pranzo condiviso ( ciascuno offriva a tutti gli altri quanto aveva portato, e tutti insieme donavano cibo a lunga conservazione per i fratelli in difficoltà) e i giochi in cortile che univano adulti e bambini sono stati delle “prove pratiche” di fraternità gioiosa tra persone e generazioni. Alla fine tutte le esperienze della giornata sono confluite nella celebrazione eucaristica, dove gli sposi Alessandra e Andrea hanno rinnovato le loro promesse di appartenenza a Cristo nel Piccolo Disegno, accompagnati all’altare dagli sposi Anna Maria e Beppe che ringraziavano il Signore per i loro cinquant’anni di matrimonio.

Anna Maria Golfieri

Piccolo Disegno (1)