“Io mi domando, se la cosiddetta teoria del gender non sia anche espressione di una frustrazione e di una rassegnazione, che mira a cancellare la differenza sessuale perché non sa più confrontarsi con essa. Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione”.
Questo è il passaggio centrale della catechesi che Papa Francesco sta tenendo da mercoledì 15 aprile sulla famiglia. Il Santo Padre si è soffermato così sulla complementarietà tra uomo e donna, aspetto fondamentale della creazione, tanto che “senza l’arricchimento reciproco in questa relazione – nel pensiero e nell’azione, negli affetti e nel lavoro, anche nella fede – i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo e donna”. E mercoledì 22 aprile ha approfondito meglio questi ultimi passaggi, ricordando che l’uomo e la donna sono chiamati a completarsi attraverso un’alleanza, che “è vocazione impegnativa e appassionante”.
Le parole del Pontefice arrivano al momento giusto, in una fase storica che vede Italia, Europa e mondo oltreoceano gareggiare nel realizzare sistemi economici politici e culturali che attaccano l’uomo fin nelle sue radici più profonde, la famiglia appunto. Non è la prima volta che il Pontefice affronta la questione della teoria del gender nel ricordare la bellezza della complementarietà tra uomo e donna che diventa famiglia; si pensi al discorso sull’aereo di ritorno da Manila, a gennaio, e il discorso di qualche settimana fa a Napoli. Come i predecessori San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, anche Francesco riconosce che il gender è uno degli aspetti più significativi del sistema anti-uomo che si sta creando oggi e che genera povertà morale e materiale e spirituale.
Il gender pretende, per dirla con la femminista icona di tale “sbaglio delle mente umana” (il Papa a Napoli), Simone de Beauvoir, che uomo e donna non si nasca, ma si diventi. In questo modo è negata la differenza sessuale, dato che uomo e donna non esisterebbero, e la famiglia, cellula fondante e fondamentale della società subisce un attacco violentissimo. E l’esito di tale attacco è ben descritto da uno dei più importanti consiglieri vaticani del Papa su questo tema, monsignor Tony Anatrella, psicanalista di fama internazionale, oltre che consultore del Pontificio consiglio per la famiglia e del Pontificio consiglio per la salute. In una intervista rilasciata a Tempi il 10 giugno 2012 disse: “Ora non si vedono ancora le conseguenze della negazione della differenza sessuale, ma tra una ventina d’anni sarà chiaro: se si va avanti così assisteremo a crisi identitarie gravi, al diffondersi di problemi mentali. La realtà sarà confusa con l’immaginazione e niente verrà più percepito come stabile. Un’incertezza cronica è poi la madre di comportamenti violenti”.

Il pericolo c’è per davvero e come Francesco occorre non sottovalutarlo ma affrontarlo. La tiepidezza va allontanata, anche perché in questo momento al Senato vi è una triade pericolosa: ddl Cirinnà, legge Fedeli e il famigerato ddl Scalfarotto. Se dovessero passare, il primo equiparerebbe l’unione omosessuale al matrimonio tra l’uomo e la donna; il secondo, introdurrebbe nelle scuole, come materia curriculare, l’educazione gender; il terzo, metterebbe un  bavaglio su qualsiasi tentativo di mettere in discussione i contenuti delle prime 2 leggi. Rischio: il ritorno di un regime totalitario.
I cattolici devono uscire dalla sacrestie, dagli oratori, liberarsi di tante paure insensate e dell’irragionevole complesso di inferiorità nutrito verso la modernità e tornare ad accompagnare tutti quei fenomeni che nella società agiscono per il bene di ogni uomo. A partire dalla cura e dalla custodia della famiglia naturale: l’unico luogo ove ciascuno sperimenta la bellezza di essere frutto della complementarietà di un padre e di una madre, contro le pretese totalitarie di un sistema pronto a tutto per impedire all’uomo di avere una storia. Non a caso Jean-Jacques Walter, ne “Les machines totalitaires”, riportava: “Distruggere la famiglia. È l’imperativo categorico che in ogni tempo ha animato le macchine totalitarie”.

Daniele Barale

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