Nel Motu proprio intitolato “De Concordia inter Codices” (= concordanza tra i Codici) pubblicato il 15 settembre, Papa Francesco accorda il Codice di Diritto Canonico e il Codice Canonico delle Chiese Orientali. L’obiettivo: offrire più chiarezza, definire a quale Chiesa aderiscono i battezzati e i passaggi dalla Chiesa cattolica latina a quelle chiamate “sui iuris”.

Già dai tempi in cui i due codici, riformati da San Giovanni Paolo II, furono emanati (nel 1983 e nel 1990) si pensò alla necessità di armonizzarli, per mantenere l’unità della Chiesa e rispettare la specificità delle Chiese di Oriente inserite nel mondo cattolico. Armonizzazione necessaria poiché, Oriente e Occidente oggi sono più vicini a causa delle emigrazioni, e per la presenza di fedeli delle Chiese “sui iuris” nei territori della Chiesa latina.

 

I codici come possono essere armonizzati?

Il vescovo Juan Ignacio Arrieta, segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, in un articolo sull’Osservatore Romano spiega che bastava fare lievi modifiche al Codice di Diritto Canonico per slegare i nodi che si erano posti. Nodi che riguardavano i rapporti tra i due riti. Ad esempio, non ci sono nel Codice latino articoli che parlano dei rapporti con gli altri fedeli cattolici di diverso rito.

Numerose tematiche sono emerse e analizzate per lunghi anni, fino a quando la commissione di studio è giunta alle conclusioni che Papa Francesco ha approvato e inserito in un “Motu proprio”.

 

Quali criteri si sono seguiti per le modifiche?

Prima di tutto, si voleva dare «una certezza sull’appartenenza alla Chiesa “sui iuris” di appartenenza delle persone, a cominciare dai neobattezzati», spiega l’arcivescovo Arrieta. Come si procede? Il segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi ha detto ai giornalisti che «per quanto riguarda il Battesimo, l’unica novità è che si segue il Battesimo della parte cattolica. Se viene un bambino di un tedesco protestante e un maronita, si considera della Chiesa del genitore cattolico. E qualora due ortodossi non trovino un loro ministro per celebrare il battesimo, lo possono chiedere ad un prete cattolico, e poi viene rilasciato un certificato che sono battezzati. Prima non si diceva nulla. Mentre il codice orientale prevedeva che il prete orientale potesse battezzare, sembrava che il prete cattolico non lo potesse fare».

Si è poi cercato di precisare come si può passare da un rito ad un altro, perciò è stato inserito un nuovo canone (il 112 par. 3), il quale «esige che, salvo dispensa specifica, venga fatto in questi casi un atto formale di passaggio davanti all’autorità competente» e il cambiamento dev’essere inserito nei registri di battesimo.

C’è pure il nodo difficile del matrimonio. Il Codice delle Chiese Orientali richiede la benedizione delle unioni da parte del sacerdote perché sia valido, mentre nella disciplina latina anche un diacono può essere testimone. Si è definito che «solo il sacerdote assiste validamente al matrimonio tra le parti orientali o tra una parte latina e una parte orientale cattolica o non cattolica».

Nel codice latino un enunciato poco chiaro poteva fare pensare che il parroco non potesse assistere al matrimonio di due fedeli di rito orientale, il codice orientale invece era più chiaro, perciò è stato scelta la formulazione orientale. L’arcivescovo Arrieta chiarisce che «se due ortodossi vogliono sposarsi in una chiesa cattolica, perché non hanno altre possibilità di trovare il loro rito, prima non si poteva fare, ma ora sì: il sacerdote deve chiedere il permesso all’ordinario del luogo, e sarà il vescovo poi a regolare la questione con la controparte orientale».

Si apre così un vero evento: la “comunione” con il mondo orientale. Solo chiedendo di informare con “discrezione” la Chiesa non latina.

 

Novità per le ordinazioni

Inoltre, nella stessa data del “Motu proprio”, è stata pubblicata la risposta del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi relativamente alle irregolarità per ricevere l’ordine sacro dettate nel canone 1041. Quindi, se una persona vuole ricevere l’ordine sacro ma si è comportata in modo deplorevole, non può essere ordinata senza dispensa dell’autorità. Il vescovo Arrieta sottolinea che la norma «serve a preservare la purezza dell’ordine sacro».

 

Don J. Omar Larios Valencia

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