Una pratica molto antica che arriva fino ad oggi. È l’Obolo di San Pietro, la colletta che si svolge in tutto il mondo cattolico, per lo più il 29 giugno o la domenica più vicina alla Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo (quest’anno il 30 giugno). La colletta rimanda alle origini del cristianesimo, quando vengono sostenuti materialmente “coloro che hanno la missione di annunciare il Vangelo, perché possano impegnarsi interamente nel loro ministero, prendendosi cura dei più bisognosi”. È quanto sottolinea anche monsignor Tullio Poli, direttore dell’Ufficio Obolo di San Pietro. Il Sir lo ha incontrato alla vigilia di questo appuntamento, conosciuto come Giornata per la carità del Papa.

Monsignor Poli, può spiegare le origini dell’Obolo di San Pietro e la sua attualità?
“Quanto alle origini, si può ricordare che lo stesso Gesù era assistito, durante la sua vita pubblica, da alcune donne (Lc 8,3). Ma a dare origine all’Obolo in senso moderno furono gli Anglosassoni, convertiti da missionari inviati da Papa Gregorio Magno. Il re Ina di Wessex decise di raccogliere da ogni famiglia un tributo annuo da versarsi ‘a San Pietro e alla Chiesa Romana’ per il mantenimento della Schola Saxonum, una struttura di accoglienza per i pellegrini presso il Vaticano, e il re Offa II di Mercia, nel 794, per gratitudine a San Pietro, fece voto di corrispondere anche una tassa speciale a favore della Santa Sede. In seguito, Carlo Magno estese la consuetudine ai Franchi e ai Sassoni, e poi l’usanza si diffuse in Danimarca e nei Paesi del Nord, in Sicilia e in tutta l’Europa”.

Ci sono delle parole-chiave per comprendere la validità e il messaggio di questa pratica?
“Direi, solidarietà senza confini e ministero petrino. Solidarietà senza confini, perché ha le dimensioni della Chiesa universale: le offerte all’Obolo di San Pietro raggiungono tutta la terra. Ministero petrino, perché si tratta di sostenere il Papa nella sua attività a favore delle situazioni più varie di povertà e bisogni morali e materiali nella Chiesa e nel mondo”.

Qual è la “specificità” dell’Obolo rispetto ad altre forme di solidarietà nei confronti dell’attività caritativa della Chiesa?
“Mentre altre forme di solidarietà hanno finalità specifiche, l’Obolo di San Pietro ha questo di particolare: essere a libera disposizione del Santo Padre, che vi attinge per l’esercizio del suo alto ministero apostolico e caritativo in tutto il mondo”.

La crisi economica sta influendo anche sulle donazioni?
“Sì, possiamo dire che l’attuale crisi economica generale in qualche modo si faccia sentire anche sulle donazioni. Siamo, però, fiduciosi che il Popolo di Dio non farà mancare il proprio generoso contributo al Sommo Pontefice”.

Può presentare una panoramica degli interventi realizzati nel 2012 con i proventi dell’Obolo?
“Certamente. Qui, citerò soltanto alcuni esempi fra i molti. In Angola, si è sostenuto il rimpatrio dei rifugiati angolani provenienti dallo Zambia e dalla Repubblica Democratica del Congo; in Bangladesh, si è dato un aiuto a migliaia di famiglie di diverse diocesi che hanno perso tutti i loro beni a seguito delle inondazioni; nella Repubblica Democratica del Congo, si è dato un importante contributo alla costruzione di una scuola, intitolata ‘Ecole de la dernière chance’ destinata all’educazione di ragazzi e ragazze appartenenti alle classi sociali più svantaggiate nella diocesi di Lwiza; in Etiopia e in Kenya, si sono erogati fondi in diverse circoscrizioni ecclesiastiche a sostegno della popolazione a fronte dell’emergenza umanitaria nel Corno d’Africa; in India, contributi per progetti a favore della preparazione tecnico-informatica di ragazzi di condizione svantaggiata, talora ‘senza casta’ per facilitare il loro inserimento nel mondo del lavoro; in Iraq, si è dotata una chiesa in costruzione di un generatore elettrico. Ciò che colpisce è la puntualità e la concretezza di tali aiuti, che vengono disposti in base a richieste precise da parte delle istanze presenti in loco e adeguatamente monitorate nelle fasi di realizzazione e di completamento”.

Qual è il suo auspicio e il suo appello per la raccolta 2013?
“Occorre considerare l’offerta al Santo Padre nel contesto della vita cristiana nella sua globalità. Auspico, quindi, che essa nasca dall’amore per la Chiesa e sia preceduta e accompagnata dalla preghiera per il Papa e per la sua opera, come del resto egli stesso chiede alle persone che incontra”.