20 aprile 2015

È tempo di Sindone: l’ostensione è iniziata ufficialmente domenica 19 aprile. Questo evento, che da sempre un respiro particolare e straordinario nella Chiesa, richiede ovviamente un gran lavoro, un grande impegno e soprattutto un gran numero di personale a disposizione. Soprattutto volontari.

Non tutti però sono di Torino: tra di loro infatti possiamo trovare il caso curioso di un’intera famiglia della Val Pellice. «Abbiamo scelto di andare tutti insieme – dice Valentina, figlia di Tiziana e Maurizio – partendo da un’idea di mamma. Lei infatti ha scoperto quest’opportunità e ce l’ha proposta. Io e papà ci siamo subito detti d’accordo».

Certo la Val Pellice non è esattamente il luogo più comodo per affacciarsi su Torino. Spiega Maurizio che la distanza diventa un problema relativo per due motivi: ovviamente perché non esiste la possibilità di ostendere la Sindone a Pinerolo e poi perché è un impegno non eccessivamente gravoso in quanto non vincola per un anno intero ma solo per un certo periodo.

«I volontari sono tantissimi – racconta Tiziana – Circa 4500, ovvero 1500 in più di quanti, secondo stime fatte dall’organizzazione, erano effettivamente necessari. Inoltre la composizione del gruppo di volontari è molto variegata: non si tratta solo di anziani, ma anche di adulti e giovani. Infatti È stata coinvolta anche la Pastorale Giovanile di Torino».

Come ogni servizio che si rispetti deve essere svolto con capacità e competenza: per questo motivo sono stati organizzati diversi incontri di formazione per i volontari. Quattro erano di carattere generale sulla Sindone e altri due erano specifici.

«Con specifici – sottolinea Valentina– s’intende legati al servizio che si va a svolgere. Io, per esempio, mi occuperò del servizio nelle chiese di Torino: si tratta di saper spiegare gli edifici religiosi dal punto di vista storico e artistico e saper dare informazioni ai pellegrini.

I miei genitori invece si occuperanno di dare assistenza ai pellegrini malati e disabili». Maurizio poi ci illustra come funziona il servizio: «Abbiamo comunicato ogni settimana un blocco orario di disponibilità da tre ore. In quel momento dovremo essere presenti nelle zone che c’indicheranno e fare ciò di cui ci sarà bisogno».

«L’obiettivo principale dei volontari – conclude poi Tiziana – è quello di contribuire a mantenere un clima disteso, di raccoglimento e preghiera. Il tutto facendo molta attenzione nel momento in cui si prendono iniziative personali (che comunque è bene comunicare al responsabile dei volontari in quella zona), senza farsi cogliere da manie di protagonismo, soprattutto davanti a giornalisti e telecamere».

Manuel Marras

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