22 giugno 2015

Un evento di portata storica. Un atto di fraternità cristiana. Ma soprattutto – come l’ha definita il vescovo di Pinerolo – «un sogno che si avvera». La prima volta di un Papa in un tempio valdese non ha deluso le aspettative. L’incontro è stato schietto e cordiale. Di più: fraterno. Perché è con l’appellativo di fratello che questa mattina il pastore Eugenio Bernardini, moderatore della tavola valdese, ha salutato e accolto il Papa in un clima raccolto e gioioso allo stesso tempo. E quel misto di tensione e nervosismo che sempre caratterizza gli incontri importanti si è subito sciolto nel canto e nei gesti semplici e immediati del Papa.

Accogliente il saluto del pastore Paolo Ribet: «Spesso l’accento è stato messo sull’aggettivo “altro”, sulla diversità. Ma oggi vorrei mettere l’accento sul verbo “vivere”».

Famigliari le parole di Oscar Oudri, moderador de la iglesia valdense del Rio de la Plata, che si è rivolto al Papa in spagnolo concludendo con un doppio invito: «Sarebbe una grande gioia e una benedizione per la nostra regione del Rio de La Plata poter realizzare un evento simile a questo in una delle nostre chiese riformate. Si consideri invitato fin da ora, per pregare insieme e, se possibile, bere un mate».

Concreto e costruttivo, infine, l’intervento di Bernardini che ha messo a fuoco due questioni teologiche aperte e problematiche. «La prima è questa: il concilio Vaticano II ha parlato delle chiese evangeliche come di “comunità ecclesiali”». Ma «è nostra umile ma profonda convinzione che siamo chiesa… chiesa di Gesù Cristo». Quindi la questione dell’ospitalità eucaristica. «Tra le cose che abbiamo in comune ci sono il pane e il vino della Cena e le parole che Gesù ha pronunciato in quella occasione. Le interpretazioni di quelle parole sono diverse tra le chiese e all’interno di ciascuna di esse. Ma ciò che unisce i cristiani raccolti intorno alla mensa di Gesù sono il pane e il vino che Egli ci offre e le Sue parole, non le nostre interpretazioni che non fanno parte dell’Evangelo».

In risposta a questo nodo problematico Papa Francesco ha portato un esempio tutto piemontese: «vorrei ricordare lo scambio ecumenico di doni compiuto, in occasione della Pasqua, a Pinerolo, dalla Chiesa valdese di Pinerolo e dalla Diocesi. La Chiesa valdese ha offerto ai cattolici il vino per la celebrazione della Veglia di Pasqua e la Diocesi cattolica ha offerto ai fratelli valdesi il pane per la Santa Cena della Domenica di Pasqua. Si tratta di un gesto fra le due Chiese che va ben oltre la semplice cortesia e che fa pregustare, per certi versi – pregustare, per certi versi –  quell’unità della mensa eucaristica alla quale aneliamo».

In privato, prima di lasciare il tempio, il Papa ha preso in disparte il vescovo di Pinerolo e gli ha detto: «voglio ringraziare la tua Diocesi per tutto quello che fa per l’ecumenismo». Poche parole che hanno toccato e commosso monsignor Pier Giorgio Debernardi.

A commuovere i molti fedeli valdesi presenti nel tempio sono state, però, altre parole. Attese ma forse non sperate in una forma tanto sincera e tanto schietta: «Da parte della Chiesa Cattolica – ha detto Papa Francesco – vi chiedo perdono. Vi chiedo perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che, nella storia, abbiamo avuto contro di voi. In nome del Signore Gesù Cristo, perdonateci!».

Un lunghissimo applauso al termine del discorso ha posto il sigillo a questa riconciliazione che ora dovrà tradursi in percorsi concreti. «Le differenze su importanti questioni antropologiche ed etiche, che continuano ad esistere tra cattolici e valdesi – ha concluso Francesco – non ci impediscano di trovare forme di collaborazione in questi ed altri campi. Se camminiamo insieme, il Signore ci aiuta a vivere quella comunione che precede ogni contrasto».

Patrizio Righero