19 gennaio 2016

Ringrazio di cuore le tantissime persone – presbiteri, diaconi, religiosi e laici – che hanno voluto manifestarmi calorosamente la loro vicinanza in occasione del mio viaggio in Burkina Faso.

Con queste parole il vescovo di Pinerolo Pier Giorgio Debernardi esprime il suo ringraziamento a tutta la comunità diocesana per i numerosi messaggi e telefonate di solidarietà pervenutegli dopo la notizia dell’attentato verificatosi poche ore prima del suo rientro in Italia.

Vi proponiamo di seguito il diario di viaggio del vescovo, corredato dalle immagini che ne suggellano i momenti più significativi.

 

L’Africa vicina

Siamo partiti con due gradi da Parigi e siamo giunti in Burkina con 27-30 gradi. Come sempre l’accoglienza è stata piena di calore per l’amicizia che lega la diocesi di Dorì con il pinerolese.

È ormai dal 2002 che alcuni comuni del nostro territorio sostengono dei progetti sull’agricoltura e sull’allevamento del bestiame al nord del Burkina, nel comune di Gorom Gorom, al confine con il Mali e il Niger.

È un territorio poverissimo dove manca l’acqua e di conseguenza non c’è vegetazione. Qui la natura si risveglia subito dopo la stagione delle piogge (luglio-agosto). Il comune di Gorom Gorom è vastissimo, disseminato in tanti villaggi, dove le abitazioni sono ancora fatte di terra e rami d’albero. Mancano le scuole. Per questo l’associazione Don Barra For Africa si è impegnata a costruirne alcune soprattutto nei villaggi più lontani e abbandonati, ad esempio Debirè Nangué, oppure nei centri come Gorom Gorom e Sebba dove la popolazione infantile è molto numerosa e le piccole scuole già esistenti sono insufficienti.

Anche la Tavola valdese si è impegnata nella costruzione di due piccole scuole (una già costruita e l’altra in costruzione) e nella realizzazione di una “ferme-école” (azienda agricola-scuola). È un progetto finalizzato all’incremento della produzione zootecnica nel Sahel attraverso il miglioramento del foraggio. Il progetto viene realizzato sotto la guida dell’agronomo Silvano Galfione che durante tutto l’anno mantiene contatti con gruppi di agricoltori di Gorom Gorom.

Va riconosciuto il merito a numerosi comuni del pinerolese di aver promosso e sostenuto progetti per aiutare le popolazioni del Sahel a passare da una vita nomade ad uno stato stanziale, cercando di legarli ad un determinato territorio al fine di poter coltivare la terra e renderla produttiva per la vita della comunità e degli animali.

La vita stanziale ha permesso di costruire stalle e di valorizzare i prodotti degli animali soprattutto il latte e consente alle famiglie di mandare i figli a scuola.

La chiesa qui ripete sovente alla gente nomade che la vera ricchezza di una famiglia non sono gli animali ma l’istruzione. La scuola è il futuro e la speranza per i giovani. Ecco perché la diocesi di Dorì spende tante energie per incrementare l’istruzione.

 

 

 Alcune immagini che ritraggono la comunità africana e l’accoglienza al vescovo e ai volontari. Nell’ultima foto il vescovo tiene tra le mani l’attestato che riporta il titolo conferitogli di Cavaliere della Repubblica del Burkina Fasu

 

La situazione politica

Purtroppo nel nord del Burkina non c’è più alcun passaggio di gruppi di cooperazione provenienti dall’Europa. In questi giorni l’unico gruppo era il nostro. Questo è dovuto alla cattiva informazione – complici alcune ambasciate europee – che continuano a ripetere che il nord del Burkina è a rischio.

Questo non è vero. Il territorio è ben controllato e inoltre è un paese dove le etnie e le religioni vivono in pace.

Anzi, qui a Dorì, da decenni è nata una scuola chiamata appunto scuola di pace “Dudal Jam”. Musulmani, cristiani e gruppi religiosi tradizionali locali vivono relazioni fraterne prestandosi vicendevolmente aiuto.

Nei mesi passati c’è stato un colpo di stato durato poche settimane. Dopo una fase di transizione il paese è andato all’elezione per la scelta del nuovo presidente della Repubblica. È un cattolico di nome Roch Marc Christian Kaboré che ha formato il nuovo governo nel quale ci sono anche tre donne. Il popolo burkinabè è sobrio e va all’essenziale.

Sa costruire una civiltà aperta al futuro pur conservando la cultura tipica del proprio paese. La parola d’ordine, dopo il breve momento del colpo di stato, è questa: ricostruiamo la nostra nazione attraverso la riconciliazione e il perdono.

I militari fanno da scorta al vescovo e ai volontari

La presenza della chiesa cattolica

La chiesa cattolica è viva e presente nella vita della società. Proprio in questi giorni si svolge la conferenza episcopale delle 15 diocesi del Burkina per seguire lo sviluppo della ripresa della vita democratica e per parlare della formazione dei seminari e dell’impegno delle comunità cristiane nella ricostruzione della società passata attraverso il colpo di stato.

È una chiesa che punta molto sulla presenza di laici e cerca di dialogare con tutte le espressioni religiose presenti nel paese. Domenica scorsa, festa del battesimo di Gesù, ho celebrato la messa nella chiesa parrocchiale di Gorom Gorom (una povera costruzione ma con una comunità piena di gioia e di fervore). È stata una bella celebrazione. Qui non ci sono tante messe ma quelle che vengono celebrate sono piene di gioia, di canti, di gente che anche dal volto fa capire che quello è il momento più desiderato della settimana.

Sembra quasi che il tempo si fermi per celebrare come si conviene il giorno del Signore.

 

Il vescovo e i volontari con alcuni dei rappresentanti del cattolicesimo in Burkina

Un laboratorio di dialogo interreligioso

Dopo la messa ho potuto incontrare i rappresentanti delle due comunità musulmane – sciiti e sunniti – i quali hanno fatto riflessioni interessanti sulla situazione internazionale, particolarmente sull’ISIS, realtà dalla quale prendono decisamente le distanze, soprattutto circa le violenze nei confronti dei cristiani e delle stesse comunità islamiche.

Bisogna riconoscere che il rapporto tra cristiani e musulmani  qui in Burkina è sereno e fraterno.

Anche l’incontro con il Gran Imam di Dorì è stato molto fruttuoso e abbiamo colto in lui il desiderio di continuare a collaborare con la comunità cattolica.

 

 

Il vescovo con i rappresentanti di altre fedi religiose. Nelle prime due i rappresentanti di shiiti e sunniti; nella terza e quarta foto in compagnia del Gran Imam. Nell’ultima, stringe la  mano al pastore evangelico con cui  ha posto la prima pietra di una nuova scuola valdese

I nuovi progetti

Con la CEI e l’associazione “Don Barra for Africa” è stato predisposto un piano d’intervento per arginare il vagabondaggio dei bambini di strada, costretti a chiedere l’elemosina per sopravvivere. Salvare ed educare i bambini significa costruire un futuro di speranza per questo paese. È un progetto pilota volto ad aiutare bambini e  ragazzi che si trovano in grave situazione di povertà senza alcuna distinzione di appartenenza religiosa.

Sempre con la Cei e con la collaborazione l’associazione “Don Barra for Africa” si spera di riscostruire un “barrage” lungo circa 3 chilometri per poter contenere l’acqua piovana e rendere un’ampia zona capace di essere coltivata, e di poter offrire acqua per le necessità dei villaggi. Sarebbe questo un progetto di eccellenza.

Va anche ricordato il lavoro fatto per rendere attivo e sicuro un “bulì” (invaso per raccogliere l’acqua piovana) onde permettere agli abitanti dei villaggi vicini di poter coltivare i loro orti producendo verdura. Inoltre, per il prossimo anno scolastico 2016-2017 è urgente trovare i mezzi necessari per poter far funzionare le scuole costruite dall’associazione “Don Barra for Africa” e affidate alla diocesi di Dorì.

Occorre garantire per ogni bambino che le frequenta – e in modo particolare le bambine che vengono di preferenza tenute casa – un minimo di risorse economiche attraverso, ad esempio, le adozioni a distanza.

Mi piace sottolineare che tutta la nostra delegazione, composta da Adriano Andruetto con la moglie Rosina, Franco Cuccolo e Silvano Galfione, oltre a rendersi conto che i progetti realizzati sono mantenuti in buono stato, si è incontrata con le autorità regionali e locali, civili e religiose, per cercare con loro sempre nuove forme di collaborazione non solo a servizio della comunità cattolica ma di tutto il territorio della provincia.

Il Burkina, come tutta l’Africa, ha bisogno di amicizia e di una forte rete di solidarietà.

 

I diversi progetti realizzati o in via di realizzazione in Burkina grazie anche all’aiuto della diocesi di Pinerolo  e dell’associazione “Don Barra for Africa”: sistemi di raccolta dell’acqua piovana; scuole, aiuti umanitari in genere