13 giugno 2016

“La natura umana, ferita dal peccato, porta inscritta in sé la realtà del limite”. Lo ha ricordato il Papa, nell’omelia della Messa celebrata ieri, davanti a migliaia di persone, per il Giubileo dei malati e dei disabili, durante la quale ha stigmatizzato “l’obiezione che, soprattutto in questi tempi, viene mossa davanti a un’esistenza segnata da forti limitazioni fisiche”, in base alla quale “si ritiene che una persona malata o disabile non possa essere felice, perché incapace di realizzare lo stile di vita imposto dalla cultura del piacere e del divertimento”. “Nell’epoca in cui una certa cura del corpo è divenuta mito di massa e dunque affare economico, ciò che è imperfetto deve essere oscurato, perché attenta alla felicità e alla serenità dei privilegiati e mette in crisi il modello dominante”, la denuncia di Francesco: “Meglio tenere queste persone separate, in qualche recinto – magari dorato – o nelle riserve del pietismo e dell’assistenzialismo, perché non intralcino il ritmo del falso benessere. In alcuni casi, addirittura, si sostiene che è meglio sbarazzarsene quanto prima, perché diventano un peso economico insostenibile in un tempo di crisi”. “Quale illusione vive l’uomo di oggi quando chiude gli occhi davanti alla malattia e alla disabilità!”, ha esclamato il Papa: “Egli non comprende il vero senso della vita, che comporta anche l’accettazione della sofferenza e del limite”. “Il mondo non diventa migliore perché composto soltanto da persone apparentemente perfette, per non dire truccate – ha ammonito Francesco – ma quando crescono la solidarietà tra gli esseri umani, l’accettazione reciproca e il rispetto”. Di fronte non solo alle “patologie fisiche”, ma anche alla “patologia della tristezza”, oggi molto diffusa, l’antidoto per il Papa è la “tenerezza” di Gesù: “Amare nonostante tutto”, perché “la vera sfida è quella di chi ama di più”, “non c’è un’altra strada”.

Agensir

 

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