20 maggio 2014

«Raccontami ancora nonna…» È la voce di un piccolo di pochi anni. Chiede di ascoltare le favole che accendono la sua fantasia e popolano l’immaginazione di luoghi, personaggi, avventure. Gli occhi sgranati, la bocca che si socchiude dallo stupore, il cuore attento. «Raccontami ancora…».

Questa immagine appartiene certo più al passato che al presente e questo non può che essere visto come un fatto negativo, un impoverimento culturale. I bambini hanno una grande sete di imparare, ascoltare, conoscere e si sa che fiabe, favole e racconti possiedono una forza speciale ed unica, capace di rispondere alle aspettative più profonde dei piccoli e di comunicare significati e valori fondamentali.

Don Bruno Ferrero è un bravo narratore, sa far trattenere il respiro addirittura ad adulti smaliziati e disillusi. Nel suo intervento alla sede dell’AIMC sabato 10 maggio scorso, per un incontro formativo organizzato dall’Ufficio Diocesano Scuola per gli insegnanti di Religione, ha illustrato come la saggezza ed il senso spirituale della vita debbano essere comunicati fin dalla più tenera età. L’esperienza comune dice infatti che quando i ragazzi iniziano la scuola Secondaria (Medie), intorno agli undici anni, hanno già colto quanto il mondo degli adulti ha trasmesso. A quell’età sono già “educati”, in un senso o nell’altro. Dunque si deve intervenire prima, ma nel modo giusto, quello che più di tutti può essere efficace, cioè raccontando storie.

La narrazione è un’arte. I nonni la possedevano naturalmente, eredi come erano di una antichissima tradizione. Il nostro tempo invece offre infinite possibilità di comunicazione, ma ha di fatto interrotto il filo di questa narrazione. Si dovrà allora tornare ad imparare quest’arte così legata all’umanità ed alla sua storia. Ancor di più quando si è insegnanti o educatori e si vuole aiutare i bambini a comprendere cose importanti e grandi come ad esempio, che ogni persona è sacra, a prescindere da tutto il resto. Ai piccoli non si possono fare discorsi sulla dignità umana, li annoieremmo e non ci capirebbero. Si possono però raccontare storie. Queste fanno luccicare i loro occhi e poi non vengono mai dimenticate.

Parleremo così del “Sindaco Gufo” che convoca tutti gli animali della foresta nella grande radura e, con un trucchetto, fa capire che ognuno di loro è il “Grande numero Uno”, ognuno di loro è la “persona” più importante.

Racconteremo poi la bellezza della libertà, ricordando le strane ed esotiche parole di una formula magica con cui un vecchio dalla buona memoria insegna a volare ad uomini e donne divenuti ormai schiavi. Un tempo tutti sapevano volare e tutti possono farlo ancora, adesso, sempre.

Parleremo anche di quelle cose che rendono migliore il mondo ma che non si possono descrivere, come la vera bontà d’animo o come il profumo di una viola al Polo Nord. Tutti lo sentono ma non si esaurisce mai. Riscalda il ghiaccio e, anche quando quella piccola viola dovrà morire, continuerà ad esserci, insieme alle nuove violette che sbocceranno in gran numero. Allora il gelo scomparirà per lasciare il posto a prati fioriti dove i bambini potranno giocare felici, avvolti dal profumo di mille e mille viole.

Solo banali storielle per bambini? No, di più. Molto di più.

Massimo Damiano

Bruno Ferrero