AGD, 05 maggio 2014

Il nuovo arcivescovo metropolita di Vercelli monsignor Marco Arnolfo, nominato da Francesco il 27 febbraio, sarà consacrato e farà l’ingresso domenica 11 maggio 2014 nella Cattedrale di Sant’Eusebio. Conferirà l’ordinazione monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo metropolita di Torino, con monsignor Enrico Masseroni, arcivescovo emerito di Vercelli e monsignor Gabriele Mana, vescovo di Biella.

Arnolfo è il primo torinese che diventa vescovo nel papato di Francesco e nell’episcopato torinese di Nosiglia ed è il secondo parroco di Orbassano che diventa vescovo dopo Mana.

L’11 maggio è quarta domenica di Pasqua e propone il Vangelo di Gesù Buon Pastore, e di conseguenza è anche la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Quindi è una scelta molto felice.

«Come vanno le vocazioni?» ha chiesto papa Francesco a monsignor Vittorio Formenti, storico direttore dell’Ufficio statistico della Chiesa che gli presentava l’Annuario Pontificio. Rispose Formenti: «Quanto a vocazioni sacerdotali l’Argentina, per essere una nazione quasi europea, si mantiene stabile; l’andamento generale è positivo in Europa, qualcosa si sta muovendo persino in Francia che è nella condizione peggiore; gli Stati Uniti hanno un lieve aumento mentre il Canada è in caduta libera; molto bene Africa e Asia».

Lo ha raccontato Formenti al Serra Club International di Roma, organismo laicale che sostiene le vocazioni nel mondo.

E «ogni vocazione, pur nella pluralità delle strade, richiede sempre un esodo da se stessi per centrare la propria esistenza su Cristo e sul suo Vangelo» scrive il Papa nel messaggio per la 51ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni dell’11 maggio: «Nella vita coniugale, nella vita sacerdotale e nella consacrazione religiosa occorre superare i modi di pensare e di agire non conformi alla volontà di Dio» in quanto «siamo tutti chiamati ad adorare Cristo nei nostri cuori per lasciarci raggiungere dall’impulso della grazia contenuto nel seme della Parola, che deve crescere in noi e trasformarsi in servizio al prossimo.

Non dobbiamo avere paura perché Dio segue con passione e perizia l’opera uscita dalle sue mani, in ogni stagione della vita. Non ci abbandona mai. Ha a cuore la realizzazione del suo progetto su di noi e, tuttavia, intende conseguirlo con il nostro assenso e la nostra collaborazione. Anche oggi Gesù vive e cammina nella nostra vita per accostarsi a tutti, a cominciare dagli ultimi, e guarirci dalle nostre infermità e malattie».

Il Pontefice, che domenica 11 maggio ordinerà in San Pietro i novelli sacerdoti della diocesi di Roma, spiega: «Nessuna vocazione nasce da sé o vive per se stessa». Si rivolge specificamente a coloro «che sono ben disposti a mettersi in ascolto della voce di Cristo che risuona nella Chiesa, per comprendere quale sia la propria vocazione. Vi invito ad ascoltare e seguire Gesù, a lasciarvi trasformare interiormente dalle sue parole. Vi farà bene partecipare con fiducia a un cammino comunitario che sappia sprigionare in voi e attorno a voi le energie migliori. La vocazione è un frutto che matura nel campo ben coltivato dell’amore reciproco che si fa servizio vicendevole,nel contesto di un’autentica vita ecclesiale. La vocazione scaturisce dal cuore di Dio e germoglia nella terra buona del popolo fedele, nell’esperienza dell’amore fraterno».

«Andare controcorrente» e superare gli ostacoli «fuori di noi e dentro di noi» è l’invito finale: «Il buon seme della Parola di Dio spesso viene rubato dal Maligno, bloccato dalle tribolazioni, soffocato da preoccupazioni e seduzioni mondane. Difficoltà che potrebbero scoraggiarci, facendoci ripiegare su vie apparentemente più comode ma la vera gioia dei chiamati consiste nel credere e sperimentare che il Signore è fedele, e con Lui possiamo camminare, essere discepoli e testimoni dell’amore di Dio, aprire il cuore a grandi ideali, a cose grandi. Giocate la vita per grandi ideali». Il Pontefice chiede a vescovi, sacerdoti, religiosi, comunità e famiglie di «orientare la pastorale vocazionale, accompagnando i giovani su percorsi di santità che esigono una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle persone, integrando le ricchezze della proposta rivolta a tutti con le forme di aiuto personale e di gruppo e con forme più recenti offerte nelle associazioni e nei movimenti».

Pier Giuseppe Accornero

 

vescovo vercelli