I meccanismi di un evento straordinario, nel 50° anniversario del Concilio Vaticano II

Dalle origini ad oggi

L’evento che diede il nome di Conclave all’elezione dei Pontefici, risale al 1270.
Per molti secoli, l’elezione del romano pontefice, vescovo di Roma e capo della Chiesa quale successore di Pietro, non si differenziò sostanzialmente, nei suoi elementi originari fondamentali, dall’elezione dei Vescovi diocesani. Ad essa partecipavano congiuntamente i Vescovi delle sedi suburbicarie, il clero e il popolo romano. Tale prassi è affermata, fra l’altro, dalla Lettera ai Corinzi di Clemente, (anni 88-97), e dall’Epistolario di S. Cipriano, vescovo di Cartagine, Lettere 45-55, relativamente all’elezione di san Cornelio (251-253); ne parla anche il Concilio I di Nicea (325). Appena eletto e consacrato, il Romano Pontefice inviava ai patriarchi e ai vescovi delle principali sedi una lettera sinodale, per informarli dell’avvenuta designazione.
Trattandosi di così alto ufficio, la scelta del vescovo di Roma rivestiva un’importanza eccezionale, religiosa e civile, per cui molto spesso non mancarono gravi tentativi di ingerenza da parte di famiglie interessate, specialmente di quelle appartenenti alla nobiltà romana. Per ovviare a tali abusi, Niccolò II riservò al Collegio dei Cardinali in occasione del Sinodo del 1059, l’elezione del Papa, mentre il resto del clero e il popolo venivano convocati in seguito per prestare il loro assenso alla detta elezione. Il provvedimento divenne definitivo sotto il pontificato di Alessandro III, nel Concilio Lateranense del 1179, che soppresse il successivo assenso del clero e del popolo.
Tali disposizioni, tuttavia, non eliminarono ogni abuso a causa soprattutto dei governi civili, in particolare della Spagna, che dal sec. XIV presero a esercitare il veto o l’esclusiva contro l’elezione di alcuni candidati. Un tale diritto non fu mai riconosciuto dalla Santa Sede. L’ultimo caso del genere venne nel conclave del 1903 contro la candidatura del cardinal Mariano Rampolla, da parte dell’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe. Il 20 gennaio 1904 Pio X interdisse qualsiasi presentazione di tali «veti», anche sotto forma di semplice desiderio.
L’elezione del Romano Pontefice è oggi disciplinata dalla Costituzione apostolica “Universi dominici gregis”, emanata da Giovanni Paolo II il 22 febbraio 1996, che sostituisce la “ Romano Pontifici eligendo” pubblicata da Paolo VI il 1 ottobre 1975.

Il Collegio degli elettori

Per una prassi millenaria, sancita da precise norme canoniche e anche da una esplicita disposizione del vigente Codice di Diritto Canonico (can. 349), 1’elezione del Romano Pontefice è di competenza esclusiva dei Padri Cardinali di Santa Romana Chiesa. Nella sua composizione il Collegio Cardinalizio rappresenta in modo efficace l’universalità della Chiesa, poiché raccoglie porporati di ogni continente, che provengono da tutte le parti della terra e dalle più varie culture.

Gli elettori effettivi

Secondo le norme stabilite da Paolo VI, i Cardinali elettori non devono superare il numero massimo di centoventi porporati. Alla elezione non partecipano i Cardinali che, il giorno in cui inizia il periodo vacante della Sede Apostolica, hanno compiuto gli ottanta anni di vita.

Il soggetto eleggibile

Può essere eletto al supremo pontificato qualsiasi fedele di sesso maschile, battezzato, e che sia in grado di accettare l’elezione. Consta storicamente che, in passato, vennero eletti anche dei diaconi e dei laici. Ma dal 1378 l’eletto è stato sempre un Cardinale.

Il conclave

L’elezione del Romano Pontefice deve avvenire nel “conclave” nel quale i Cardinali si riuniscono separatamente, procedendo alla designazione del Papa nel più rigoroso e assoluto segreto. L’obbligatorietà del conclave fu introdotta dal Concilio di Lione nel 1274.
Durante tutto il tempo della durata dell’elezione, le abitazioni dei Cardinali sono sistemate convenientemente nei locali della “Domus Sanctae Marthae”, costruita nella Città del Vaticano. I detti locali e, in modo speciale, la Cappella Sistina e gli ambienti destinati alle celebrazioni liturgiche dovranno essere chiusi sotto l’autorità del Cardinale Camerlengo.

I doveri degli elettori

Per tutto il tempo in cui dureranno le operazione, i Cardinali elettori sono tenuti ad astenersi da corrispondenza epistolare e da colloqui anche telefonici o per radio con persone non debitamente ammesse negli edifici a loro riservati. Soltanto gravissime e urgenti ragioni, accertate dalla Congregazione particolare dei Cardinali, potranno consentire simili colloqui.
Ugualmente i Cardinali elettori dovranno astenersi dal ricevere o inviare messaggi di qualsiasi genere al di fuori della Città del Vaticano, essendo fatto naturalmente divieto, che questi abbiano come tramite qualche persona ivi legittimamente ammessa. In modo specifico e fatto divieto ai Cardinali elettori, per tutto il tempo della durata delle operazioni dell’elezione, di ricevere stampa quotidiana e periodica, di qualsiasi natura, così come di ascoltare trasmissioni radiofoniche o di vedere trasmissioni televisive.

La Cappella Sistina

Tutte le operazioni concernenti l’elezione del Sommo Pontefice si svolgono esclusivamente nella Cappella Sistina del Palazzo Apostolico Vaticano, luogo assolutamente riservato fino all’avvenuta elezione, in modo tale, che sia assicurata la totale segretezza di quanto sarà fatto o detto.

La forma di elezione

L’unica forma di elezione del Pontefice ammessa è quella “per scrutinium” (escluse sia l’acclamazione, sia il compromesso). Per la valida elezione sono richiesti quindi i due terzi dei suffragi, a partire dal numero di tutti gli elettori presenti, più una votazione nel caso in cui tale numero non sia divisibile per tre. Agli scrutini si accede subito dopo la chiarificazione degli ultimi dubbi di voto; nel caso in cui le elezioni inizino il pomeriggio, del primo giorno di conclave, vi sarà un solo scrutinio. Nei giorni seguenti, si svolgeranno due scrutini al mattino e due al pomeriggio, ciascuno dei quali composto da tre diverse fasi:

  1. Pre-Scrutinio: i cerimonieri preparano e distribuiscono due o tre schede a ciascun Cardinale elettore, l’ultimo Cardinale diacono estrae a sorte tra tutti gli elettori 3 scrutatori, 3 “infirmarii” (incaricati di raccogliere i voti dei Cardinali infermi presso la Domus Sanctae Marthae) e 3 revisori. Durante la votazione i Cardinali elettori rimangono da soli ed esprimono il loro voto compilando l’apposita scheda che riporta l’ufficiale formula «Eligo in Summum Pontificem».
  2. Scrutinio: uno alla volta i Cardinali si recano presso l’altare dov’è posizionata l’urna con un piatto sopra. Alla presenza dei tre scrutatori si recita il giuramento nella sua formula latina: «Chiamo a testimone Cristo Signore, il quale mi giudicherà, che il mio voto è dato a colui che, secondo Dio, ritengo debba essere eletto», posa la scheda sul piatto e la lascia poi cadere all’interno dell’urna. Concluse le operazioni di voto si procede quindi a quelle di spoglio. Gli scrutatori scuotono le schede nell’urna, le mescolano ne leggono il contenuto una ad una, rilegandole infine tutte insieme per l’estremità con un filo.
  3. Post-Scrutinio: in quest’ultima fase si conteggiano i voti e si bruciano le schede nella stufa. Sia che sia stato raggiunto il quorum o meno, i Cardinali revisori devono controllare tutte le schede e le annotazioni degli scrutatori per vigilare sulla precedente operazione. Se il quorum non è stato raggiunto si procede a un’immediata nuova votazione, eccetto nel caso (come detto sopra) del primo giorno di conclave. Nel secondo scrutinio i Cardinali ripeteranno le stesse operazioni, senza pronunciare di nuovo il giuramento o altre ripetizioni. Nella stufa verranno bruciati appunti e voti degli elettori e verrà dato, attraverso i segnali di fumo, una fumata nera per ogni avvenuta votazione, fino a quando non verrà raggiunto il quorum previsto, che è indicato all’esterno con una fumata bianca.

Le disposizioni concernenti tutto ciò che precede l’elezione del Romano Pontefice e lo svolgimento della medesima devono essere osservare integralmente a norma del can. 332 § 2 del Codice di Diritto Canonico e del can. 44 § 2 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.
Con Lettera apostolica dell’11 giugno 2007, Benedetto XVI ha abrogato il n. 75 di “Universi dominici gregis” e l’ha sostituito con il seguente testo: «Se le votazioni di cui ai nn. 72-74 della menzionata Costituzione non avranno esito, si dedichi una giornata alla preghiera, rispettata la procedura stabilita a n. 74 della medesima Costituzione, godranno dell’elettorato passivo solo i due nomi che nella votazione immediatamente precedente avranno ottenuto il maggior numero di suffragi, e non si deroghi hi dal principio secondo cui anche in queste votazioni per la validità dell’elezione è richiesta la maggioranza qualificata dei voti dei cardinali presenti. Peraltro, in queste votazioni, i due nomi che godono dell’elettorato passivo perdono quello attivo» (EV 24/990).

Il “Motu proprio” di Benedetto XVI

In data 22 febbraio 2013, festa della Cattedra di San Pietro, Benedetto XVI ha emanato la lettera Apostolica Motu proprio «normas nonnullas» che sostituisce alcune norme della Costituzione “Universi Dominici gregis”; tra l’altro, prevede la possibilità che il Conclave possa cominciare prima dei 15 giorni tassativamente previsti nella normativa precedente. Ecco il paragrafo 37 del nuovo muto proprio «normas nonnullas» dopo la modifica: «Ordino inoltre che, dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante, si attendano per quindici giorni interi gli assenti prima di iniziare il conclave; lascio peraltro al collegio dei cardinali la facoltà di anticipare l’inizio del conclave se consta della presenza di tutti i cardinali elettori, come pure di protrarre, se ci sono motivi gravi, l’inizio dell’elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall’inizio della Sede vacante, tutti i cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all’elezione».

José Omar Larios Valencia