Giovedì 20 settembre 2013 mons. Enrico Solmi ha aperto il nuovo anno pastorale

È stato il messaggio centrale della Settimana Sociale di Torino. Il vescovo di Pinerolo lo ripete da tempo e lo ha ribadito anche monsignor Enrico Solmi all’apertura del nuovo anno pastorale: la società non può fare a meno della famiglia, quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna.

Certo si tratta di una scommessa e di una sfida. Soprattutto in tempi di forte crisi dell’istituzione matrimoniale e di sfaldamento delle relazioni parentali. Eppure la Chiesa non può rinunciare ad annunciare il vangelo della famiglia.
Con questa convinzione, giovedì 19 settembre, nella cappella del Seminario, monsignor Pier Giorgio Debernardi ha aperto l’anno pastorale 2013-2014. «La famiglia è culla della vita buona del vangelo – ha affermato il nostro vescovo – e anche quest’anno sarà il tema unificante delle proposte degli uffici diocesani. La famiglia, infatti, è coinvolta nei due progetti di catechesi in sperimentazione». Ha quindi annunciato che la nuova lettera avrà come titolo “L’anfora di Rebecca” e sarà dedicata alla preparazione al matrimonio.
Sullo specifico della formazione dei fidanzati è intervenuto monsignor Enrico Solmi, vescovo di Parma e presidente della Commissione CEI per la famiglia e la vita che ha presentato il documento “Orientamenti sulla preparazione al matrimonio e alla famiglia”.
«Siamo in una storia fatta da tanti sposi e da tante spose – ha esordito monsignor Solmi -. A livello sociale diciamo che la famiglia è importante ma poi, in pratica, facciamo poco». Ha quindi presentato alcuni dati emersi da una ricerca del Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia) sui corsi per i fidanzati. Dalla ricerca, che ha monitorato 5.437 corsi per un totale di 20.000 persone, emerge un’alta percentuale di gradimento dei cammini proposti. D’altra parte risulta anche che le coppie quando si presentano ai corsi hanno già, in media, due anni di convivenza alle spalle. «La convivenza prematrimoniale – ha proseguito Solmi – è un fenomeno trasversale che coinvolge credenti e non credenti. Le convivenze dei praticanti, in genere, sono un po’ più brevi. Per tutti, comunque, i corsi sono un’occasione per incontrare o re-incontrare la Chiesa». Quindi un altro dato significativo: oggi ci si sposa meno che nel 1942 quando tutti gli uomini erano al fronte. Per questo «occorre un atto di fiducia nel matrimonio e nella famiglia».
Il vescovo di Parma ha poi ricordato il valore sociale intrinseco del matrimonio, tanto che nel nuovo rito si chiede che vengano letti pubblicamente gli articoli del codice civile. Sul versante pastorale il lavoro da fare è molto e richiede una sinergia efficace tra pastorale giovanile, famigliare e catechesi, come pure esige che i percorsi per i fidanzati abbiamo una loro identità. «I corsi – ha insistito monsignor Solmi – devono presentare il sacramento del matrimonio a prescindere dalla sensibilità specifica del parroco».
Al termine della relazione botta e risposta con i presenti – non moltissimi per la verità – su alcune questioni specifiche: la trasmissione del vangelo del matrimonio, l’educazione all’affettività e alla sessualità dei giovani, i contenuti dei corsi.
«Il sacramento del matrimonio – ha concluso il vescovo parmigiano – è conosciuto poco e si va avanti per luoghi comuni rendendo molto fragile una proposta in controtendenza rispetto ad un modo oggi generalizzato di gestire gli affetti e la sessualità. Per questo è importante una presentazione positiva del matrimonio nella catechesi e nell’omiletica».
I contenuti emersi dalla serata (prossimamente on line sul canale Youtube di Vita Diocesana) nelle prossime settimane, saranno riproposti a livello zonale nell’ambito di incontri ricolti ai parroci e agli operatori della pastorale.
Il vescovo di Pinerolo, da ultimo, ha rinnovato l’invito a partecipare alla Festa delle Famiglie di domenica 22 settembre. Un’occasione per iniziare con speranza e ottimismo l’impegno pastorale di questo nuovo anno.

Patrizio Righero

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