Le ceneri dei defunti non possono diventare dei gioielli o dei monili da portare al collo o in un anello; né possono essere disperse «nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo»; né possono essere trasformate «in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti». La cremazione non è vietata, ma i «resti mortali» vanno trattati sempre con rispetto. Questo afferma l’«istruzione» della Congregazione per la dottrina della fede «Ad resurgendum cum Cristo, Per risuscitare con Cristo», resa nota alla vigilia della solennità dei Santi e della commemorazione dei defunti.

Il documento ricorda che nel 1963 l’istruzione «Piam et constantem» stabilì che la cremazione non è «di per sé contraria alla religione cristiana», indicazione ripresa dal Codice di Diritto canonico del 1983. «Nel frattempo la cremazione si è notevolmente diffusa, come si sono diffuse nuove idee in contrasto con la fede della Chiesa». Scopo dell’«istruzione» è «ribadire le ragioni dottrinali e pastorali per la preferenza della sepoltura dei corpi e di emanare norme per la conservazione delle ceneri in caso della cremazione». Il testo raccomanda che «i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro. Nel ricordo della morte, sepoltura e risurrezione del Signore, mistero alla luce del quale si manifesta il senso cristiano della morte, l’inumazione è la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale».

Tuttavia «laddove ragioni di tipo igienico, economico o sociale portino a scegliere la cremazione, scelta che non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del defunto, la Chiesa non scorge ragioni dottrinali per impedire tale prassi, poiché la cremazione non tocca l’anima e non impedisce all’onnipotenza divina di risuscitare il corpo e quindi non contiene l’oggettiva negazione della dottrina cristiana sull’immortalità dell’anima e la risurrezione dei corpi. La Chiesa continua a preferire la sepoltura dei corpi poiché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti».

Per evitare «ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la cremazione».

La cremazione non è di per sé contraria alla fede cristiana né contrasta la verità della risurrezione. Ma non è priva di ambiguità, non meno di qualsiasi altro tipo di funerale dove sovente la «religione civile» e la vanità prendono il sopravvento. La legge 130 del 2001 permette la conservazione delle ceneri nelle case ma anche la dispersione in spazi legalmente stabiliti. La conservazione delle ceneri fra le mura domestiche privatizza una memoria che, soprattutto per i cristiani, è eloquente e pubblico richiamo alla precarietà di questa vita e al mistero dell’aldilà. Questa «presenza» nelle case potrebbe, con il tempo, diventare imbarazzante per gli eredi. La dispersione delle ceneri non ha di per sé nulla di anticristiano, ma sorge il dubbio che tale prassi esprima una vaga religiosità «new age», cioè una religione naturalistica che crede in un dio cosmico e impersonale. Per questo essa è fortemente sconsigliata. Si tratta di non banalizzare la morte al limite del ridicolo.

 Pier Giuseppe Accornero – Agd