Sessantacinque anni fa iniziava la “scommessa” di don Giovanni Barra Pubblichiamo di seguito l’ultimo articolo che Sergio Buttiero, scomparso giovedì 21 luglio a causa di un attacco cardiaco, ha consegnato alla nostra redazione.

La celebrazione (sommessa ma profondamente sentita) dei 65 anni della CasAlpina “Don Barra” di Pragelato-Soucheres Basses ha permesso di riandare con la memoria a una storia lunga e partecipata, a una serie di persone che ne hanno delineato i contorni e soprattutto a quella figura di educatore che risponde al nome di don Giovanni Barra. È stato il convegno del 25 giugno che ha dato occasione a don Giorgio Grietti di presentare nella sua relazione al gruppo dei partecipanti qualche tratto significativo della storia di CasAlpina e alcune pennellate particolarmente toccanti sulla vita e sul lavoro pastorale di don Barra, rapportate a una particolare frase leggibile nel suo testamento che, a proposito della sua creatura di Soucheres Basses, chiedeva al vescovo di Pinerolo: «Vorremmo che non cambiasse né la finalità né lo spirito».
Date ricordate. 1946. Cogliendo l’idea dell’Azione Cattolica pinerolese di creare una casa di preghiera e di esercizi spirituali da dedicare alla memoria di Gino Caramassia, socio dell’associazione, morto da poco, don Barra inizia le pratiche di acquisto di uno stabile del dottor Gujot da adibire a casa per la gioventù. A luglio si succedono tre turni di studentesse delle scuole medie e in agosto un turno per universitari, fucini (soci della FUCI) e laureandi maschi. Naturalmente si dorme su materassi in trucioli di legno o foglie secche o crine vegetale. 1948. A causa delle numerose richieste viene creata una sopraelevazione sul primitivo camerone. 1951 e 1958. Si consolida la struttura che si vede ancora oggi, ottenuta con l’ampliamento dell’antico refettorio. 1960. Monsignor Binaschi benedice la costruzione della chiesetta di CasAlpina. 1969. Nuova costruzione che consente altri 130 ospiti in camere ampie e dotate di discrete comodità.
Testimonianze. La relazione di don Grietti prospetta una serie di testimonianze di laici che in un modo o nell’altro hanno conosciuto o collaborato con don Barra: l’onorevole Carlo Borra, alcuni nipoti, il dottor Franco Mensa, la maestra Davico detta “la marescialla”, Rosa Maiolo, il vescovo di Arras Gerard Huyghe, Luisa Tajo. Il convegno di sabato 25 giugno è stato anche l’occasione per alcuni testimoni viventi di aggiungere ulteriori motivi di ricordo e ammirazione per il prete “dalla testa rasata” e dal “sorriso sempre luminoso”. Da tutte le parti si evidenzia lo stile di CasAlpina:la giovialità,lo spirito di fraternità tra gli ospiti, l’assenza di ostentazione religiosa, la presenza di una religiosità e spiritualità che viene diffusa dalla presenza di don Barra. Un metodo di apostolato educativo moderno e innovativo rispetto a una pastorale tradizionale, che univa il gioco, le gite in montagna, il canto delle canzoni montanare ai rapporti personali, alla direzione spirituale, alla preghiera, alla recita del rosario e delle ore canoniche. Unanime emerge dalla relazione di don Grietti la volontà di don Barra a evitare di dare alla sua casa la raffinata signorilità dell’albergo. Taglienti ed essenziali le testimonianze di un grande amico di don Barra, il vescovo di Arras, che per tanti anni frequentò CasAlpina e che definiva la costruzione della primitiva casetta come un «atto profetico». Era quel vescovo-amico che con don Barra e i suoi ospiti parlava anche delle novità emergenti nella Chiesa francese sotto il profilo dei progetti pastorali rivolti alla evangelizzazione. In tutte le testimonianze emerge la figura di un prete che mette a fondamento di tutto il piacere della preghiera, anche quando al termine della giornata deve ancora recitare il breviario, (allora era obbligatoria!): «Ho un sonno che non so come riuscirò ancora a finire il breviario: chi mi aiuta a dirlo?» . E un gruppetto nella stanza vicino alla cucina inizia con lui ,in due cori sommessi, a leggere i vespri e compieta. E tanti lo ricordano steso per terra in preghiera davanti al tabernacolo aperto.
Una eredità da conservare. La storia di CasAlpina, coi suoi 65 anni, anche sabato 25 giugno è stata sentita come un permanente patrimonio della diocesi di Pinerolo. Così è stata interpretata anche la gradita presenza di monsignor Debernardi, che da molti dei presenti è stata collegata con l’affetto e il sostegno di monsignor Binaschi e all’amicizia del vescovo di Arras nei confronti di don Barra. È augurabile che la diocesi di Pinerolo possa ancora approfittare di tale patrimonio che, in forme sempre più aggiornate ai tempi, può ancora rispondere alle esigenze di socializzazione, di formazione, di rapporti personali dei vari strati della vita civile ed ecclesiale, sia pinerolese sia di quei gruppi di persone che la nuova struttura è in grado di convogliare da altre parti. Questo era l’intendimento forte, sofferto, spesso non compreso o fiancheggiato ma durato per tutta la vita, di don Giovanni Barra. Anche con questi intendimenti e auguri la giornata di sabato 25 giugno si è conclusa con la celebrazione eucaristica nella chiesetta alpestre.

Sergio Buttiero

Da luglio Casa Alpina ha aperto al pubblico il nuovo servizio di Bar e Ristorante che era stato sospeso dopo il cambio di gestione. I ragazzi della