8 giugno 2015

Papa Francesco ha il dono della semplicità. Dice – e soprattutto fa – cose grandi in modo semplice. Lo capiscono tutti. E tutti percepiscono a pelle che – a differenza di altri – non sta bluffando.

Va a Sarajevo in veste di “pellegrino di pace e di speranza”.

Apre le docce e ora il dormitorio per i senza tetto di Roma.

Si ricorda di menzionare le minoranze religiose.

E, soprattutto, parla di Gesù in un modo così antico da sembrare nuovo. Perché usa il linguaggio del Vangelo.

Ieri all’Angelus ha ricordato:

«il Cristo, che ci nutre sotto le specie consacrate del pane e del vino, è lo stesso che ci viene incontro negli avvenimenti quotidiani; è nel povero che tende la mano, è nel sofferente che implora aiuto, è nel fratello che domanda la nostra disponibilità e aspetta la nostra accoglienza. È nel bambino che non sa niente di Gesù, della salvezza, che non ha la fede. È in ogni essere umano, anche il più piccolo e indifeso».

Bravo Francesco.

Ora ti aspettiamo a Torino!

P.R.

papasarajevo