22 settembre 2014

La giornalista Costanza Miriano ha aperto il nuovo anno pastorale 2014/2015 della diocesi di Pinerolo

Ancora non è iniziato e già agita le acque del mondo ecclesiale e non solo. Il prossimo Sinodo straordinario sulla famiglia voluto da Papa Francesco andrà, infatti, a toccare uno dei temi nevralgici del nostro tempo. Dal 5 al 19 ottobre a Roma i vescovi coinvolti nei lavori saranno chiamati a dare delle risposte alle principali “sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”. In una recente intervista, monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, ha ricordato alcuni punti critici: «vediamo moltiplicarsi le crisi, le separazioni, le ricomposizioni fino alla evaporazione della stessa idea di famiglia. Si dice: basta l’amore e qualsiasi forma può chiamarsi famiglia. È comprensibile che le aspettative siano numerose, anche se talora molto confuse. È vero che nel fondo c’è un diffuso “desiderio di famiglia”. Ma bisogna evitare semplificazioni e superficialità. Anche perché stiamo sempre più precipitando in una società individualista dove l’io prevale sul noi, dove gli interessi di parte sono ben più considerati che quelli della comunità».

Eppure la famiglia – addirittura quella cristiana – è possibile anche oggi. Lo ha testimoniato, in un recente incontro a Pinerolo, la giornalista Rai Costanza Miriano, autrice di libri dai titoli decisamente provocatori: “Sposati e sii sottomessa: Pratica estrema per donne senza paura”; “Sposala e muori per lei: Uomini veri per donne senza paura” e, da ultimo, “Obbedire è meglio: Le regole della Compagnia dell’agnello”.
Una voce in controtendenza quella di Costanza che, giovedì 18 settembre scorso, nel Teatro Incontro, ha aperto l’anno pastorale 2014-2015, entusiasmando i numerosi presenti accorsi su invito dell’Ufficio Famiglia della diocesi.
Madre di quattro figli, lavoratrice, scrittrice notturna, la Miriano ha offerto alcuni spunti esperienziali sul rapporto di coppia, sulle differenze arricchenti tra uomo e donna, sulle dinamiche viziose e virtuose che caratterizzano la vita degli sposi. «Il matrimonio può colmare quella infinita sete d’amore che ciascuno si porta dentro – ha spiegato Costanza – soprattutto se sappiamo guardare a Dio. In questa prospettiva il coniuge diventa il “segnaposto del totalmente altro”». Una testimonianza positiva la sua, senza presunzione né arroganza ma forte della consapevolezza che, nonostante tutto, si può fare. Magari con un piccolo aiutino: «Stare insieme tutta la vita con un essere limitato è qualcosa di “soprannaturale” che si può vivere solo con la grazia di Dio».
Sui temi “caldi” come il gender e l’adozione a coppie omosessuali Costanza non si nasconde dietro il politically correct: «andrei anche in prigione – così magari mi riposo un po’! – per riaffermare la differenza tra uomo e donna e il diritto di ogni bambino di avere un padre e una madre». Così pure sulla fecondazione eterologa: «non si può negare ad un figlio la possibilità di conoscere la propria origine. È una violenza».
Diceva Paolo VI che «oggi il mondo ha bisogno più di testimoni che di profeti e se ha bisogno di profeti, esige che siano anche testimoni». Questa la prospettiva incarnata, con semplicità e umiltà, da Costanza Miriano.
Al prossimo Sinodo, al di là di facili semplificazioni (divorziati e risposati: comunione sì, comunione no) il spetterà il compito di indicare nuovi orizzonti e, forse, anche nuove prassi pastorali fedeli alla verità dell’uomo.

Patrizio Righero

costanza Miriano