L’opera è di quelle che non passano inosservate. Due chilometri di lunghezza e una capacità di 480 mila metri cubi. Si tratta del “barrage” che sarà realizzato nel comune di Gorom Gorom (104 mila abitanti) nel nord-est del Burkina Faso.
Mercoledì 5 ottobre il vescovo della diocesi di Dorì, Laurent Dabirè, insieme all’alto commissario per la provincia dell’Oudalan, Adama Traorè, hanno posto la prima pietra dell’opera, nella località di Touro. Attorno a loro numerosissimi burkinabé che, per partecipare all’evento, hanno raggiunto la località a piedi e “a camion”. Il barrage si pone come risposta alla siccità che divora quelle terre e che, negli ultimi anni, anche a causa del riscaldamento globale, si è ulteriormente aggravata.
Il lago artificiale che si formerà nella stagione delle piogge favorirà l’agricoltura e l’orticoltura, rinforzerà le falde acquifere, sarà una risorsa per l’abbeveraggio degli animali, l’allevamento di pesci e un’opportunità per il “grande bucato famigliare”.
Il progetto complessivo è stato finanziato dall’associazione pinerolese “Don Barra for Africa” che ha raccolto 50.000 euro. La Conferenza Episcopale Italiana, grazie all’8 per mille, coprirà l’intera spesa dei lavori che ammonta a un milione e duecentomila euro. Un grande sforzo che porterà enormi benefici a tutta la provincia dell’Oudalan, una delle più povere dell’Africa, anche in termini sociali. Uno degli obiettivi, infatti , è quello di favorire la stanzialità della popolazione per lo più nomade. «In questo modo – spiega il vescovo di Pinerolo Pier Giorgio Debernardi che più volte è stato a Gorom Gorom – sarà anche incentivata la scolarizzazione dei bambini che è ancora molto bassa».
E al vescovo sono arrivati prontamente i ringraziamenti di don Albert Dabiré, cancelliere della diocesi di Dori, che ha inviato alcune fotografie della cerimonia. «Come si può vedere dalle immagini – ha scritto don Albert – è stata una giornata molto attesa dalla popolazione di Touro. La gente ha partecipato in maniera massiccia per accogliere questa buona notizia e per dire grazie ai partner italiani e alla diocesi di Dori per questa opera di carità».
Un grazie esteso a quanti, in questi anni, hanno seguito l’evolversi del progetto come Adriano Andruetto, Franco Cuccolo e Silvano Galfione che lo scorso gennaio, insieme al vescovo, erano stati trattenuti in Burkina in seguito al grave attentato di matrice terroristica avvenuto nella capitale Ouagadougou.

Amadou Cissè: a Torino ho incontrato l’Africa
È tornato a Pinerolo, a distanza di un anno, Amadou Cissè. Ed è venuto a trovarci in redazione, accompagnato da Adriano Andruetto. Amadou è un giovane maestro, vice-responsabile del sistema educativo del comune di Gorom Gorom.
«A Torino – ci racconta – ho partecipato alla manifestazione “Terra Madre” organizzata da Slowfood e ho avuto la possibilità di conoscere molte persone provenienti da tutta l’Africa, persone che rimanendo nel mio paese non avrei mai potuto incontrare». Per lui, animatore culturale ma anche promotore degli orti a scuola, è stata un’opportunità per entrare a far parte di una rete che gli sarà molto utile al rientro a casa. Ha appreso nuove tecniche di colture, di commercializzazione e di uso di pesticidi che non danneggiano l’ambiente.
Amadou segue, infatti, l’attività agricola dove in appezzamenti anche solo di mezzo ettaro quadrato i bambini di tutte le scuole, in modo ludico ma serio, imparano a coltivare coinvolgendo anche i genitori. In questo modo contribuiscono al fabbisogno familiare portando a casa i prodotti della raccolta. Essendo gli abitanti di Gorom Gorom un popolo di allevatori e di nomadi mangiano poca frutta e verdura e manifestano spesso gravi carenze vitaminiche. La scuola diventa così anche maestra di una sana alimentazione.
«Una delle spese più grandi per questi orti – spiega Amadou – è la recinzione che deve garantire la difesa delle colture dagli animali della pastorizia». Un altro problema è la convivenza tra agricoltori e pastori di etnie diverse che al momento è abbastanza pacifica. Tuttavia c’è sempre il timore che questo equilibrio salti, come già successo in altri paesi africani, e degeneri.
Il suo soggiorno in Italia è stato prolungato grazie all’associazione “Don Barra for Africa” alla quale è riconoscente per tutto quello che fa e promuove in Burkina Faso. Un ringraziamento particolare Amadou lo rivolge al nostro vescovo per aver favorito e aiutato il dialogo con la “Comunità fraterna dei credenti” che crea ponti tra comunità di diverse fedi.

C.M.