8 settembre 2015

Papa Francesco lo ha detto all’Angelus domenica scorsa. Il vescovo Pinerolo lo ha scritto su Vita Diocesana il giorno prima. Unità di vedute e di sensibilità, insomma, nel lanciare un appello alle comunità cristiane affinché si attivino per ospitare i richiedenti asilo in fuga dalla guerra.

«In prossimità del Giubileo della Misericordia – ha detto Papa Francesco dalla finestra del Palazzo apostolico -, rivolgo un appello alle parrocchie, alle comunità religiose, ai monasteri e ai santuari di tutta Europa ad esprimere la concretezza del Vangelo e accogliere una famiglia di profughi. Un gesto concreto in preparazione all’Anno Santo della Misericordia».

Parole simili a quelle che il vescovo di Pinerolo, Pier Giorgio Debernardi, ha scritto sulla prima pagina del giornale diocesano uscito sabato 5 settembre: «rivolgo un pressante invito a tutti a lasciarsi coinvolgere in questa ricerca di spazi per garantire un clima di famiglia a chi cerca speranza nel nostro territorio. L’invito lo rivolgo prima di tutto alle parrocchie e alle case religiose: verificate se nelle vostre strutture e abitazioni ci sono degli spazi vuoti, per accogliere qualche persona. Così pure chiedo alle famiglie – che ne hanno possibilità – di ospitare un rifugiato nella propria casa. Già alcuni hanno aperto la porta della propria casa per qualche mese o per un anno in attesa di trovare soluzioni più consolidate».

Le modalità concrete di questa accoglienza certamente non sono semplici. Il direttore della Caritas, don Virgilio Gelato,  questa mattina si è già incontrato con l’assessore alle politiche sociali della città di Pinerolo, Agnese Boni, per fare il punto della situazione. Attualmente a Pinerolo ci sono 10 richiedenti asilo ospitati in due alloggi. Don Gelato non nasconde le difficoltà della gestione pratica: non è sufficiente mettere a disposizione un alloggio, occorre anche farsi carico di pratiche burocratiche e amministrative per le quali sono necessarie competenze specifiche. Per non parlare dell’accompagnamento culturale e della difficoltà della lingua. Difficoltà queste che potranno essere fronteggiate magari collaborando con qualche cooperativa del territorio già “attrezzata” per questo tipo di intervento.

Intanto, rispondendo al duplice appello del Papa e del Vescovo, qualcuno ha già comunicato in Curia la disponibilità ad accogliere in casa propria i richiedenti asilo.

Profughi siriani