Oggi la chiesa di S. Pietro in Vincoli di Villar Perosa compie 300 anni di consacrazione.

Di essa abbiamo le prime flebili tracce nel 1078 quando viene citata in un atto di donazione di Adelaide di Susa all’Abbazia di Pinerolo. Un altro documento la cita nel 1249 quando sotto il portico della “Chiesa di San Pietro de Vilario” avviene un atto di vendita tra Stefano Ponza di Villar e l’abate Ardizzone.

All’inizio del ’700 l’intera Val Chisone passa allo Stato Sabaudo. Tra le prime opere di ricostruzione si annovera proprio la chiesa parrocchiale di Villar Perosa a compimento di un voto personale del duca Vittorio Amedeo II. L’attività fu seguita dai fratelli Piccon che erano proprietari di cinque feudi nella valle di Perosa.

Diversamente da quanto per molto tempo venne ipotizzato, si ritiene oramai sicuro che il progettista non fu Filippo Juvarra, giunto in Piemonte quando il cantiere di Villar era quasi a compimento. Molto più probabile invece è il nome di Antonio Bertola primo architetto civile e militare della corte di Vittorio Amedeo II.

 

La costruzione

La chiesa è a pianta centrale con cupola e due campanili, ha una bella facciata concava e dall’alto del poggio sembra abbracciare tutto il territorio della valle.

La sua “fabbrica” durò per otto stagioni (dal 1709 al 1716). Il tutto documentato dal un pagamento a saldo della primavera del 1717. I conti Piccon che anticiparono le spese necessarie furono rimborsate dal duca con gli interessi. In tutto furono spese L. 45.000 da parte regia più L. 29.218 da parte degli altri donatori. Poche settimane dopo la consacrazione Giuseppe Piccon, con atto notarile, donò tutte le supellettili e gli arredi indispensabili per la nuova chiesa.

 

Spunti di storia

Il 26 settembre 1729, proprio nel tredicesimo anniversario della sua consacrazione, nella chiesa di S. Pietro in Vincoli si tenne una conferenza ecclesiastica di teologia. Nel 1759 essa ricevette Lire 75 dal Regio Governo.

Pur essendo nata grazie a nobili famiglie la parrocchia era tutt’altro che ricca. Cento anni dopo leggiamo, infatti, che l’8 agosto 1818 il prevosto Giovanni Giuseppe Villiotti ricorreva al canonico Tegas “perché gl’imprestasse un piviale nero per la visita pastorale da farsi all’indomani stante che in quella valle non se ne trovava alcuno”. Il 14 luglio 1818 il vescovo aveva consacrato in cattedrale una campana nuova per Villar donata dal Comune.

Nel 1835 la chiesa parrocchiale aveva tre altari in marmo di vario colore; due di essi, i laterali, erano dedicati l’uno alla Madonna e l’altra s. Giuseppe. Quest’ultimo, danneggiato dal terremoto del 1808, era stato riparato a cura del prevosto di allora D. Raymondo con 100 Lire ottenute dalla marchesa di Priero.

Nella visita pastorale del 1847, il vescovo Charvaz visitava una cappella nel palazzo della marchesa di Priero (nel luogo ove sorge villa Agnelli), ed un’altra esterna al di fuori del recinto dello stesso palazzo, costruita dall’allora defunta marchesa Polissena di Priero (sarà la cappellina ancora esistente nel parco della villa?).

 

L’apparato decorativo

La donazione Piccon del 14 ottobre 1716 fornì l’edificio di culto di tutto il necessario per le celebrazioni. Si possono ammirare finissimi stucchi interni ed esterni, ornati che si fanno più ricchi nelle ancone degli altari, dove viene abbandonato il legno ad intaglio, o di maggior naturalismo nelle volte.

La tela di San Pietro liberato dal carcere, posta in alto al centro del presbiterio, è coeva della chiesa. Tra le dotazioni originali spicca il dipinto raffigurante San Giuseppe con Gesù Bambino e San Giovannino (altare laterale destro).

Diversa la situazione della cappella laterale sinistra “dell’Immacolata”. Nel 1718 il prevosto avrebbe dovuto apporre alla parete di fondo un dipinto raffigurante la Vergine, San Domenico che riceve la corona ed i quindici misteri del Rosario. La tela attuale, invece, raffigura la Madonna col Bambino che porge il rosario alle “Anime purganti”, forse dono della famiglia Gamba che ne acquisì il patronato poco dopo il 1758.

Nel primo vano laterale sinistro troviamo una scultura lignea dipinta e dorata della Madonna del Rosario (1775).

 

La presenza degli Agnelli

Il senatore Giovanni Agnelli, già nei primi anni del ’900, prestò la sua attenzione alla chiesa. Al 1912 risale la copertura della cupola e dei campanili seguita nel 1925 da manutenzioni straordinarie alla facciata. Poi una cospicua campagna nel 1934-35 vide la realizzazione della pavimentazione in marmo policromo, la sostituzione del pulpito ligneo del 1858 con uno nuovo in marmo. Arrivarono anche il grande crocifisso in marmo di Carrara di Edoardo Rubino e l’organo da 937 canne dei rinomati organari Vegezzi Bossi.

Dello stesso periodo è la prima attestazione documentaria esplicita dei dipinti raffiguranti la Vocazione di San Pietro e il Martirio di San Pietro che trovano posto in presbiterio al di sopra della porta di accesso alla sacrestia e di quella contrapposta. Sempre alla campagna degli anni Trenta risale la decorazione pittorica interna dei fratelli Peracchini, decoratori torinesi. A questi esponenti della professione di pittori-restauratori si devono anche i due dipinti della sagrestia: il Sacro Cuore di Gesù e l’Immacolata.

L’ultimo intervento di restauro fu compiuto nel 1985 ad opera di Giovanni Agnelli e della consorte Marella Caracciolo.

 

 

 

I festeggiamenti

In occasione dei III secoli della Chiesa, domenica 9 ottobre, alle ore 15:30, il vescovo di Pinerolo, monsignor Pier Giorgio Debernardi, presiederà la messa solenne concelebrata dai sacerdoti della valle. Saranno presenti anche le autorità civili. Al termine della celebrazione (ore 18:30) sarà offerto un buffet a tutti.

Enrico Berardo

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