5 agosto 2014

Lo scandalo dell’utopia

«Spesso il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità o coraggio di fare». Così Adriano Olivetti stigmatizzava la pigrizia, l’incompetenza e, soprattutto, la paura di osare qualcosa di nuovo. E quella di Nomadelfia davvero può sembrare un’utopia. Perché lontana mille miglia dalla rissosa e inconcludente rassegnazione che caratterizza il nostro tempo e i nostri angusti spazi.
Eppure, quello che sembra impossibile, questa realtà lo vive concretamente da più di sessant’anni. Nomadelfia (che significa dal greco “legge di fraternità”) è una comunità composta da 350 persone, una sessantina di famiglie che lavorano e vivono insieme nella totale comunione dei beni, secondo lo stile delle prime comunità cristiane, e che nel corso degli anni hanno accolto in affido come figli, alla pari dei propri, più di cinquemila ragazzi in difficoltà. Fondata dal sacerdote don Zeno Saltini (1900-1981), Nomadelfia è costituita da cattolici e il suo statuto è stato approvato sia dallo Stato che dalla Chiesa. La sua esperienza si basa sul Vangelo vissuto anche socialmente da un popolo intero, e comprende un nucleo di valori universalmente condivisibili, quali la fraternità umana, la solidarietà, la giustizia sociale, la pace, la responsabilità personale e comunitaria.
Durante il periodo estivo, da ormai 40 anni, i Nomadelfi (così si chiamano gli abitanti di questo singolare paese che sorge in provincia di Grosseto) portano nelle piazze d’Italia e anche all’estero le “Serate di Nomadelfia”, uno spettacolo grandioso che coinvolge 130 persone, genitori e figli. Quest’anno la loro tournée si svolge in Piemonte e toccherà diverse località delle province di Cuneo e Torino. La carovana dei Nomadelfi sarà anche a Pinerolo il 23 e il 24 agosto. Qui, con il Patrocinio del Comune e la collaborazione della Diocesi e del nostro giornale, realizzeranno il loro spettacolo in Piazza Vittorio Veneto alle ore 21,30, ultimo appuntamento della tournèe.
«Attraverso le “Serate” – spiegano i nomadelfi – , vogliamo portare ovunque nel mondo il messaggio che la fraternità è possibile e che può cambiare il volto dell’umanità e restituirle la speranza».
Lo spettacolo alterna sul palco un centinaio circa fra bambini, adolescenti e giovani, in una serie di danze popolari di vari paesi e di coinvolgenti scherzi e figurazioni acrobatiche.
Tutto ciò, unito ad un’opportuna presentazione, un breve filmato sulla loro esperienza e la testimonianza del loro stile di vita, «lascia negli spettatori una viva impressione e una traccia profonda di bene, che dura nel tempo e si concretizza spesso in un rinnovato impegno umano, culturale, civile e religioso, in una nuova assunzione di responsabilità che sfocia in iniziative di solidarietà e volontariato».
Si può guardare, applaudire e poi tornare a casa tali e quali. Oppure provare a far attecchire anche tra le nostre valli questo germoglio di fraternità. A cominciare dalle comunità cristiane che da due millenni a questa parte sono chiamate ad essere luce del mondo e sale della terra.

P.R.

nomadelfia.j.pg