Domenica la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali.

AGD – Anche chi non è molto pratico di internet sa che esso è diventato un mezzo sempre più importante, soprattutto perché non è solo un canale per far circolare rapidamente le notizie ma anche un modo per costruirle. In effetti le reti sociali digitali – afferma Benedetto XVI nel Messaggio per la giornata mondiale delle comunicazioni sociali di domenica prossima – «stanno contribuendo a far emergere una nuova “agorà”, una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità.
Questi spazi, quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione. Se i network sono chiamati a mettere in atto questa grande potenzialità, le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche, perché in questi spazi non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi».
In fondo queste nuove tecnologie ci mostrano una realtà importante: la persona umana è fatta per comunicare e non può dispiegare se stessa che nella relazione. C’è però un lato oscuro, evidenziato ancora da Benedetto XVI: «Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l’efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e validità. La popolarità è poi frequentemente connessa alla celebrità o a strategie persuasive piuttosto che alla logica dell’argomentazione. A volte, la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni, e non riesce a destare l’attenzione, che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente». Basti pensare a tante trasmissioni televisive pomeridiane, molto seguite da ragazzi e pensionati in cerca di compagnia, che finiscono tuttavia per essere illusi e, anzi, “deformati” dall’ossessivo urlare dei protagonisti, modello che rischiano poi di trasferire inconsapevolmente nella vita quotidiana. «Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre» (Messaggio).
In particolare ci chiediamo: i cristiani possono ignorare le nuove reti sociali? I credenti «avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante. L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani» (Messaggio). Non si tratta però d’una semplice “tecnica di vendita”: l’abilità nell’usare «i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti».
Il mio augurio per tutti i lettori e gli operatori dei mezzi di comunicazione è di servirsi con intelligenza delle nuove tecnologie, senza farne degli idoli cui sacrificare, sull’altare della moda, la nostra libertà. I giovani – ma anche tanti ormai negli “anta” – imparino ad alzare gli occhi dallo schermo per guardare negli occhi altrui il riflesso della luce del Padre di tutti.

Fabrizio Casazza
Consulente ecclesiastico regionale dell’Unione Cattolica della Stampa Italiana