L’inizio del nuovo Anno pastorale è sempre un evento ricco di speranza e pieno di progetti. Da alcuni anni è caratterizzato come un momento di festa per indicare che è possibile riprendere con efficacia un nuovo cammino solo se c’è gioia, entusiasmo e tanta buona volontà.

Che cosa faremo nel nuovo Anno pastorale? La risposta è molto semplice. C’è l’ha suggerita papa Francesco nel suo discorso al Convegno Ecclesiale nazionale che si è tenuto a Firenze nel novembre 2015. Egli ha invitato tutte le diocesi italiane a leggere e a meditare l’esortazione apostolica “Evangelii gaudium” e a trarre da essa alcuni spunti da realizzare nei prossimi anni.

È un invito che non dobbiamo lasciare cadere nel vuoto. Questo documento è facile da leggere, è denso nella dottrina e soprattutto contiene indicazioni pastorali per aiutare la Chiesa ad essere orientata alla missione, sempre “in uscita”, verso tutte le periferie dove si trova l’uomo alla ricerca di speranza.

Mi pare di individuare tre tentazioni che dobbiamo continuamente combattere all’interno delle nostre comunità. Vi sono parrocchie che vivono isolate; ad esse interessa poco il cammino della Chiesa universale e quello della diocesi; agiscono come se al modo ci fossero soltanto loro. Altre, poi, sono ricurve su sé stesse; l’unica loro preoccupazione sono le strutture, gli aspetti organizzativi, la ricerca delle risorse materiali, per cui i problemi e le povertà che appesantiscono la vita delle persone non entrano nei loro interessi. Vi sono ancora comunità che cercano sempre di innalzarsi sopra le altre; si sentono le migliori, perciò stentano a collaborare, a mettersi in rete, dal momento che sono convinte di bastare a sé stesse. Sono tre brutte tentazioni che offuscano il volto bello della Chiesa che è comunione.

Iniziare il nuovo Anno pastorale significa rafforzare la volontà di fare un percorso insieme, incoraggiandoci vicendevolmente per non cedere alle tentazioni di cui ho accennato sopra. «Siamo sulla stessa barca e andiamo verso lo stesso porto! Chiediamo la grazia di rallegrarci dei frutti degli altri, che sono di tutti» (Evangelii gaudium, n. 99).

Nella lettera pastorale che sarà pubblicata la prima domenica di Avvento, indico tre ambiti che devono diventare verifica e impegno della vita comunitaria delle nostre parrocchie:

  • La costanza nel portare avanti i progetti di catechesi (catechesi 0-6 anni e Iniziazione cristiana in forma catecumenale);
  • Un nuovo entusiasmo nel cammino ecumenico (nel 2017 ricordiamo il V centenario della Riforma protestane);
  • L’attenzione sincera alle persone deboli, fragili e malate; a tutte quelle che la società scarta e getta via.

Vi scrivo queste righe dal Santuario di Lourdes, mentre mi trovo con numerosi pellegrini dell’UNITALSI. Affido alla Vergine Maria il nuovo Anno pastorale. Il suo modo di vivere e di agire ci aiuta a capire che ciò che più conta è seminare l’amore, cioè rendere attraente e luminosa la vita delle nostre parrocchie. Solo così si vince la tentazione del pessimismo e diventiamo testimoni di speranza.

Buon Anno pastorale! Vi attendo all’appuntamento di domenica 18 settembre in piazza del Duomo.

+Pier Giorgio Debernardi

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