23 giugno 2015

Un sole pallido e malato è apparso per un attimo nel cielo grigio di Pinerolo per porgere l’ultimo saluto a Jedrzej Jan Rozanski. Quasi a sottolineare l’infinita amarezza della piccola folla riunitasi nella chiesa dello Spirito Santo per partecipare ai funerali del novizio salesiano che domenica 14 giugno si è tolto la vita. Moltissimi i sacerdoti presenti, per lo più confratelli salesiani. C’erano la sua famiglia, stremata ma raccolta in un dignitoso dolore, e piccole delegazioni di animatori che hanno conosciuto Andrea (il suo nome italiano), con addosso la maglia e i colori del loro oratorio. Presente naturalmente il coro della parrocchia e l’intera comunità di Monte Oliveto con i Novizi.

Ha presieduto la celebrazione don Ivo Cohelo, consigliere del Rettor Maggiore per la formazione (in luogo del Rettor Maggiore don Angel Fernandez Artime, decimo successore di don Bosco), accompagnato da don Enrico Stasi, ispettore per il Piemonte, e don Pietro Migliasso maestro dei novizi a Monte Oliveto.

Il vescovo di Pinerolo, monsignor Pier Giorgio Debernardi, sempre vicino ai salesiani in tutto questo periodo,  ha regalato parole di conforto prima dell’inizio della celebrazione: «Ricordate il sorriso di Andrea. Ricordatelo così perché ora brilla per sempre in Dio. E non si spegnerà più». Con voce rotta ma con forza si è poi rivolto ai novizi presenti «In memoria di Andrea ricordatevi che è bello donare la vita agli altri, ai giovani. È bello diventare salesiani!». Ha poi affidato il dolore di tutti a Maria che «con il fazzoletto in mano scende ad asciugare le lacrime di tutti noi».

Don Cohelo nell’omelia ha ammesso che «l’uomo è un mistero. Ma ancor più grande è il mistero della Misericordia di Dio e della sua potenza». Più volte poi è stata ripetuta la citazione della lettera di Giovanni: «qualsiasi cosa ci rimprovera il nostro cuore, Dio è più grande del nostro cuore».

Nel benedire il feretro don Enrico Stasi ha ricordato l’incontro con il Papa avvenuto  il giorno prima per raccontare ciò che il pontefice gli ha sussurrato all’orecchio, fonte di unanime curiosità: «Mi ha detto che avrebbe pregato per Jedzrej, per la sua famiglia e per tutti noi qui riuniti oggi».
Uno dei novizi ha poi ricordato, a conclusione della celebrazione, la figura di Jedrzej: attento agli ultimi e sempre attento a fare dei piccoli gesti di bene agli altri. Il suo sorriso resterà impresso sempre nella memoria di tutti. Tutti i novizi insieme hanno quindi intonato il loro inno fuori della chiesa per salutare per l’ultima volta il loro compagno che è stato portato al cimitero di Rivoli dove riposerà nella tomba dei salesiani.
Restano tante angosciose domande. Ma soprattutto ora si tratta di comprendere quale insegnamento si possa cogliere da questa dipartita così tragica. Nel cuore di tutti restano le parole di monsignor Debernardi: «Il suo sorriso ora non si spegne più».

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