28 giugno 2016

Alcuni giorni or sono, tra un servizio e l’altro, i TG nazionali hanno annunciato, un po’ in sordina, la scoperta di un vaccino contro il cancro. La notizia, rivoluzionaria per il mondo della medicina, avrebbe certo meritato ben altro spazio. Per saperne di più ci siamo rivolti a Fulvia Pedani, Oncologa della Città della Salute e della Scienza di Torino.

È stato veramente trovato un vaccino contro il cancro?

I media si riferivano ad una sperimentazione avvenuta in Germania, relativa alla realizzazione di un vaccino sperimentato nel modello animale contro il melanoma cutaneo. Nell’uomo la sperimentazione al momento è limitata a pochi casi con scarsi risultati clinici.

Che cosa vuol dire “vaccino per il cancro”?

L’immunoterapia, ovvero farmaci che sbloccano le difese immunitarie attivando le cellule che combattono contro tutto ciò che attacca l’organismo, come ad esempio il tumore, si è dimostrata recentemente molto efficace nella cura del melanoma metastatico e vi sono studi in corso che stanno valutando l’efficacia dell’associazione dell’immunoteraopia con i vaccini. Non vi è ancora nessuna evidenza di efficacia di tale associazione, pur essendo tali studi supportati da solide basi scientifiche, e vi è ancora molta strada da fare prima di poter parlare di vaccinazione contro il tumore. Si apre comunque un’era nuova per la cura biologica dei tumori che utilizza le difese immunitarie dello stesso paziente.

Come sta procedendo la lotta contro il cancro?

Oggi il 70% dei tumori maligni può essere guarito, persistono comunque profonde differenze tra sede e sede, ad esempio nel cancro della mammella la guarigione si ha globalmente nell’85% dei casi mentre nel polmone è intorno al 15%. Per la prima volta in assoluto, nel 2015, si è registra una diminuzione dei nuovi casi di tumore, con circa 3000 casi in meno (363.300 contro i 365.500 del 2014). Anche il numero delle guarigioni è aumentato negli ultimi dieci anni di circa + 15%.

I risultati favorevoli sono dovuti a più fattori e implicano un’azione sinergica dei nuovi farmaci, dei programmi di screening per la diagnosi precoce di tumore e delle campagne di promozione di corretti stili di vita, come quella contro il fumo, che si vanno ad aggiungere alle terapie classiche: chirurgia, chemioterapia e radioterapia. Gli screening si sono dimostrati particolarmente efficaci nel tumore della mammella, del collo dell’utero e dell’intestino.

Quali sono i tipi li cancro che potrebbero essere combattuti con il vaccino?

Un particolare rilievo sta avendo la vaccinazione contro il papilloma virus o HPV, virus trasmesso sessualmente. Grazie a questa vaccinazione è possibile prevenire i tumori del collo dell’utero, della vulva, dell’ano, del pene e dell’orofaringe. L’efficacia del vaccino è legata alla somminmistrazione prima dell’inizio dell’attività sessuale. In Italia attualmente la vaccinazione contro l’HPV è offerta gratuitamente alle ragazze entro il 12° anno d’età e si sta valutando la possibilità di estenderla anche ai giovani maschi.

Un’altra vaccinazione che si è dimostrata efficace per la prevenzione primaria del cancro, ovvero in grado di evitarne la comparsa, è quella contro il virus dell’epatite C, che permette diprevenire il cancro del fegato.

Ovviamente questi vaccini sono rivolti contro le cause direttamente responsabili dell’insorgenza del cancro ma non contro il cancro e le sue cellule, sono infatti rivolti contro virus specifici che possono provocare un dato tipo di tumore.

Sappiamo che è appena stata negli USA per un congresso: qualche novità?

Nel recente congresso mondiale di oncologia promosso dall’American Society of Clinical Oncology (ASCO) svoltosi a Chicago ai primi di giugno, che ha visto confrontarsi circa 30.000 oncologi provenienti da tutto il mondo, molto spazio è stato dato ai risultati dell’immunoterapia che si è dimostrata particolarmente efficace oltre che nel melanoma nei tumori del sangue, del polmone, del rene, della vescica e dei tumori della testa e del collo.

Un altro campo di notevole sviluppo è rappresentato dallo studio del DNA e delle sue alterazioni, che permetteranno di effettuare terapie personalizzate sulla base delle alterazioni del DNA del singolo individuo: la cosiddetta terapia di precisione personalizzata. Questo è un campo tutto in divenire e rappresenta una sicura promessa per il futuro delle cure in oncologica.

Un altro argomento molto dibattuto è stato quello sulla sostenibilità delle terappie innovative e dell’accessibilità alle cure. Negli ultimi anni è esplosa la spesa globale per i nuovi farmaci anticancro fino a toccare la quota di 100 miliardi di dollari, il 33% in più rispetto alla fine degli anni Novanta, tanto da costituire la prima voce di spesa farmacologica nei Paesi industrializzati e mettere in crisi i sistemi sanitari di tutto il mondo.

A questo proposito com’è la situazione in Italia?
 
Nel nostro Paese la spesa sanitaria totale è pari all’8,9% del Prodotto Interno Lordo (PIL), inferiore alla media europea (9,8% del PIL) ed ancor più a quella americana ( 16,5%) nonostante vi sia stato un significativo incremento del tasso annuo d’incremento della spesa sanitaria nell’ultimo biennio, che è passato dal 6,5% all’anno fino al 2013 al 10,4% nel 2014. A fronte di queste cifre, che mettono a rischio la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale, il nostro Paese è tra quelli con minore tasso di mortalità per cancro, con un incremento del 17% rispetto al 2010 degli italiani vivi con una precedente diagnosi di tumore stimati pari a circa 3 milioni nel 2015, avvalorando l’efficacia globale del nostro Sistema Sanitario nelle sue componenti preventive, diagnostiche e terapeutiche, universalmente riconosciuto come uno dei migliori sistemi sanitari al mondo.
Cristina Menghini

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