22 agosto 2013. Dirsi sconvolti, attoniti, sotto choc è pur sempre meglio che niente, meglio di una passività egoistica che non si lascia scalfire da niente e da nessuno e persegue i propri comodi interessi, magari elementarissimi e ridotti al cibo, al sonno e allo svago.

Dopo questa prima fase, non dovrebbe subentrare una fase sintetizzata in una semplice ma radicale domanda: “Io che cosa posso fare?”.
Nessuno è esente, perché tutti possono “fare qualche cosa”, anche solo cambiare lo stato d’animo e diventare accoglienti, empatici.
Il caso concreto è terrificante: il giovane atleta australiano Christopher Lane di 22 anni in visita negli Usa dalla fidanzata, al mattino si allena con il suo jogging. Viene freddato con un vile colpo alle spalle.
Senza perché, senza faide pregresse, senza premeditazioni, un perché che si satura da solo perché non ha perché.
Il baratro allora è enorme: tre ragazzi di 17, 15 e 16 anni ne sono i colpevoli. O sono gli “incolpevoli”? Il marcio non va ricercato altrove?
Hanno ammesso di aver sparato a caso, quando, in fin dei conti, una persona mediamente razionale non fa nulla a caso. Al limite estrae la pallina vincente da un cilindro, ma nulla si fa a caso.
Caso poi motivato da una realtà amara: “Non avevamo nulla da fare”, “Eravamo annoiati”. Come sono stati educati questi ragazzi? Le famiglie, le strutture sociali, le scuole e anche la Chiesa che cosa hanno trasmesso?
Non hanno mete, parametri valoriali, senso dell’esistenza, né in proprio per raggiungere uno scopo che avvince o affascina, né comunitario che sprona a donarsi. Peraltro, come donarsi se prima non ci si è trovati?
Uno sguardo intorno dovrebbe sollecitare: anziani da aiutare, parchi da tenere in ordine, bambini soli che cercano chi li faccia giocare, malati che attendono una visita. La noia non avrebbe così invaso la loro giornata e portati alla stolidità.
Noi adulti abbiamo trapassato e inoculato questo sguardo comunitario, libero e gratuito?
Con quale esempio li abbiamo trascinati in imprese che non coinvolgano il successo personale o un cellulare da 6/700 € (metà stipendio mensile di un operaio o di un professore)?
Gli affetti dei tre giovani, “incolpevoli”, per superficialità e immaturità, esistono ma mutilati per averli fatti giungere ad un gesto insensato e irreparabile.
Il dolore per la perdita di una persona cara, la morte, non li ha mai sfiorati e costretti a prendervi parte, forse sono insensibili perché troppo feriti e indossano dentro una corazza che li vorrebbe proteggere ed invece li perde.

Cristiana Dobner

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