Accanto a splendidi esempi di giovani che s’impegnano nello studio, nel lavoro e in attività di volontariato, non possiamo passare sotto silenzio la preoccupante situazione di tanti ragazzi e ragazze che vivono in una specie di limbo; privi di conoscenza del passato e di speranza nel futuro, si trovano congelati in un eterno presente vuoto di valori e di contenuti, attaccati ad un “carpe diem” privo di sogni e di aspettative. Un popolo di adolescenti che orfano di Dio, di valori civili, della capacità di percepire la bellezza del creato, di quegli oratori parrocchiali che tanta parte hanno avuto nella nostra formazione, sperimenta un insostenibile sentimento di vuoto inferiore che, talvolta, si cerca di riempire con le assordanti sirene delle discoteche, l’alcool, le droghe, gli atti vandalici, e di bullismo. A peggiorare la situazione concorre Internet: meraviglioso strumento di conoscenza se usato bene, strumento pieno di insidie se usato male. In questi ultimi anni educatori e psicologi registrano un fenomeno preoccupante e in costante aumento: il ritiro sociale di chi cade preda dei lacci della Rete. Vi sono adolescenti che passano giorni interi chiusi nelle loro camere a dialogare con i social network preferendo una specie di “second life” virtuale alla vita vera fatta di incontri, confronti, condivisione, amicizie. Mi è capitato di frequentare famiglie senza mai incontrare il figli adolescenti, perennemente attaccati alle vischiose pareti di Internet: veri desaparacidos domestici, smarriti nel labirinto di Cnosso della Rete .Il fenomeno ha raggiunto livelli preoccupanti a tal punto che, anche in Italia, presso i centri di igiene mentale, sono sorte equipe di psicologi e psichiatri per curare queste nuove – ma non meno pericolose – forme di dipendenza telematica. Il fatto che tanti giovani (e anche meno giovani) preferiscano rapporti sociali virtuali a quelli veri, denuncia la fragilità, l’inadeguatezza nel rapportarsi con l’altro: spia di una preoccupante debolezza dell’io. Oltre alla perdita di importanti figure di riferimento capaci di proporre valori formativi, a peggiorare la situazione concorre la frattura tra i giovani e le precedenti generazioni. Tocca a noi adulti andare incontro al loro bisogno di significato: dobbiamo imparare a capire il linguaggio giovanile per riuscire a comunicare. Tocca a noi proporre rapporti sociali appaganti come la condivisione, la comprensione, la gentilezza, il profumo di un’amicizia vera, che scalda il cuore. Tocca a noi insegnar loro ad apprezzare la bellezza, il fascino di una mareggiata invernale o la magia di un tramonto primaverile. Tocca a noi dimostrare (con l’esempio non con le parole) come possa essere piena e ricca di significato una vita improntata sulla speranza cristiana. E tocca a noi suggerire l’importanza della Storia per meglio comprendere il presente e dare un senso al futuro. Non è facile, ma dobbiamo provarci: non possiamo permetterci di perdere una generazione.

ALDO ROSA