«Ribadiamo la necessità di mantenere il tono dialettico sulla questione» Come Vescovi della Regione Ecclesiastica Piemontese deploriamo le azioni violente che si sono svolte nella giornata di oggi in Valle di Susa. Come pastori desideriamo far sentire tutta la nostra vicinanza e solidarietà a coloro che sono stati feriti, in particolare alle Forze dell’Ordine che stanno operando in modo straordinario per garantire la legalità.
Ribadiamo la necessità di mantenere il tono dialettico sulla questione legata all’apertura del cantiere per la costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione nei limiti del confronto democratico rifuggendo da ogni forma di violenza diretta o indiretta, impegnandosi ad isolare coloro che non perseguono questo obiettivo strumentalizzando la situazione con parole e azioni che non aiutano il perseguimento del bene comune.

Mons.Cesare Nosiglia
Presidente Conferenza Episcopale Piemontese

La lunga marcia del popolo NO-TAV

AGD – Da domenica 3 luglio qualcosa è davvero cambiato, ma in peggio. La lunga marcia del popolo no tav valsusino, il primo corteo è del marzo del ’96, ha subito uno sbandamento drammatico, le cui conseguenze sono ancora imprevedibili.
Ma stiamo ai fatti. Domenica mattina migliaia di persone, il popolo no tav appunto, si erano ritrovate a Exilles e Giaglione per scendere a Chiomonte. Lì, infatti, alla Maddalena, da pochissimi giorni si stava allestendo il primo cantiere della tav valsusina. Il manifesto che invitava alla marcia diceva: I sindaci di Almese, Avigliana, Bruzolo, Bussoleno, Caprie, Caselette, Chianocco, Chiusa di San Michele, Giaglione, Gravere, Mattie, Mompantero, Moncenisio, Novalesa, Oulx, San Didero, San Giorio di Susa, Sant’Ambrogio di Torino, Sant’Antonino di Susa, Vaie, Venaus, Villar Dora, Villar Focchiardo aderiscono alla marcia da Exilles a Chiomonte per protestare contro il progetto della nuova linea ferroviaria tra Torino e Lione, contribuire al mantenimento della legalità e del carattere non violento della manifestazione e per tutelare la pubblica incolumità.
Il programma poi prevedeva alle 11,30 la conclusione della manifestazione nel campo sportivo di Chiomonte, quindi ben lontano dalla Maddalena.
E questo “popolo” si era messo in marcia. La statale del Monginevro era invasa dalla folla, venuta da ogni dove, e altri scendevano da una strada interpoderale, da Giaglione. Ma quando la marcia è arrivata a
Chiomonte il “governo” della manifestazione è sfuggito di mano a chi doveva governarlo. Come un obiettivo di guerra, bisognava arrivare alla Maddalena, che andava, se possibile, riconquistata. Il “fortino”, come ormai è chiamato il luogo del cantiere difeso dai militari, doveva essere liberato. Finiva lì il “carattere non violento della manifestazione “ e iniziava una vera e propria guerriglia, che lasciava sul “campo” decine e decine di feriti. Tutto il pomeriggio era un suono di sirene, un rumore di elicotteri.
Poi all’ora di cena, la Val Susa era la prima notizia di tutti i telegiornali e francamente ci è sembrata una brutta cartolina, spedita dalla valle a tutta l’Italia. La sintesi domenica sera era questa: la val di Susa è una valle violenta. Fino alla sera prima si proponeva invece come una valle che protesta, ma sempre legalmente, anche se qualche macchia c’era già.
Quelle ore di violenza, di sangue hanno portato il presidente della Repubblica a parlare di “inaudite azioni aggressive contro i reparti di polizia chiamati a far rispettare la legge” e il presiedente dei vescovi piemontesi, mons. Nosiglia, a deplorare queste azioni violente.
Tra le tante immagini viste, una ci ha particolarmente impressionato. E’ quella di un uomo nel bosco che spacca le pietre, le “armi” della guerriglia. il popolo no tav, almeno nella sua grande maggioranza, non voleva certo questo. Ma altri, purtroppo pensavano (e forse si erano preparati) seconda la regola: à la guerre comme à la guerre. E così si è calpestata una storia dignitosa. Quella dei “no tav” valsusini. Una storia che da domenica sera non è più la stessa.

Ettore De Faveri