9 ottobre 2013

Una delegazione della Confederazione Italiana Agricoltori di Torino, guidata dal Presidente provinciale Lodovico Actis Perinetto e composta dai membri della Giunta provinciale e da rappresentanti dei diversi Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) e Comprensori Alpini (CA) del Torinese, è stata ricevuta questo pomeriggio dall’Assessore regionale all’Agricoltura Claudio Sacchetto presso gli uffici dell’Assessorato in Corso Stati Uniti 21 a Torino. All’incontro ha preso parte anche l’Assessore provinciale all’Agricoltura Marco Balagna.

L'assessore regionale all'agricoltura Claudio Sacchetto con il presidente provinciale della Confederazione Italiana Agricoltori Lodovico Actis Perinetto

L’assessore regionale all’agricoltura Claudio Sacchetto con il presidente provinciale della Confederazione Italiana Agricoltori Lodovico Actis Perinetto

Agli assessori sono state consegnate le 6088 firme apposte da cittadini della provincia di Torino alla petizione “Cinghiali, no grazie”, lanciata a inizio luglio per richiamare l’attenzione sui danni provocati dagli ungulati ai terreni agricoli e, più in generale, sul pericolo che il loro proliferare incontrollato rappresenta per l’intera collettività.

Nel Torinese, infatti, i danneggiamenti di cinghiali e porcastri alle coltivazioni ammontano, per il 2012, a oltre 500mila euro, secondo i dati raccolti da ATC e CA. Soldi che le imprese colpite si sono rassegnate a perdere per sempre dal momento che le difficoltà di bilancio di cui sono oggetto gli Enti pubblici hanno comportato il taglio dei fondi destinati agli indennizzi e gravi ritardi nei pagamenti ancora erogabili.

Sempre agli ungulati, la Provincia di Torino attribuisce l’origine di almeno 500 incidenti stradali l’anno e sono in aumento le segnalazioni di danni anche ad abitazioni private, aree verdi o altre strutture pubbliche.

«I problemi provocati dalla fauna selvatica sono un’emergenza che si è ormai cronicizzata in molte zone del Torinese – spiega il presidente provinciale della Cia Lodovico Actis Perinetto – le cause principali sono, secondo noi, i risultati disomogenei conseguiti dalle ATC con i piani di abbattimento programmati e la comparsa di varietà di ungulati non autoctone, che si caratterizzano per una frequenza riproduttiva molto più elevata.

Di fronte a questa situazione, la paralisi della politica nell’aggiornare la legislazione in materia e i gravi ritardi nel reperimento dei fondi e nell’indennizzo dei danni subiti stanno condannando gli agricoltori che operano nei territori più marginali, e quindi ricavano minore redditività, a chiudere la loro attività per sempre, con ricadute disastrose per l’economia agricola e il presidio di quelle zone».