08 settembre 2014

All’indomani del piano «Mille giorni», il presidente del Consiglio Matteo Renzi, è tornato sul tema della riforma della scuola per esplicitare le novità che saranno introdotte dal provvedimento. Ci sembra opportuno analizzare le proposte avanzate dal governo. Partiamo da una considerazione di metodo: l’idea del Premier di aprire un “tavolo di confronto” ci convince. Il dialogo è decisivo per auspicare un costruttivo dibattito sul futuro della scuola italiana. Per questo motivo la decisione del ministro della pubblica Istruzione, Stefania Giannini, di dare il via ad una consultazione on line sulle possibili riforme in discussione, merita condivisione. Quale scuola per l’Italia di domani?

Il presidente del Consiglio Renzi ha esplicitato la volontà di superare la «supplentite in cambio di scatti di carriera basati sul merito e non sull’anzianità». Ci lascia perplessi il tentativo di legare l’assunzione di nuovo personale docente (il ministro Giannini ha parlato dell’assunzione di 150 mila nuovi insegnanti a partire dall’anno scolastico 2014/2015), alla non applicabilità degli scatti di anzianità. Se è vero (come è vero) che i docenti italiani sono tra i meno pagati della comunità europea, viene da chiedersi quale sia la ratio di tale assioma. Chi lavora nella scuola (presidi e docenti in prima battuta) sa bene quanti tagli di risorse la scuola pubblica italiana abbia subito nell’ultimo ventennio. L’idea di investire sulla scuola è non solo meritoria, ma anche indice di un cambio di passo. Viene da chiedersi tuttavia, cosa intendessero dire il premier Renzi e il ministro Giannini, ricordando come la spendig review riguarderà anche il comparto scuola. Non ce ne voglia il governo, ma da tagliare è rimasto ben poco! Negli ultimi anni il buon funzionamento della scuola e la salvaguardia delle offerte formative e didattiche, è avvenuto più per merito della professionalità dei docenti, che per risorse effettivamente disponibili. Il concetto di meritocrazia che si vuole portare avanti va nella giusta direzione, a condizione di definire il ruolo del dirigente-manager. Se è comprensibile (e in parte auspicabile) rafforzare il ruolo dei dirigenti scolastici (dovendo gestire non solo il lavoro della scuola ma anche i rapporti con territorio), è auspicabile chiarire che cosa si intenda per meritocrazia nella valutazione dei docenti. Lasciare al solo dirigente scolastico l’incombenza di valutare l’operato del proprio personale docente, rischia di aggravare i presidi di ulteriori responsabilità, esponendoli a oggettive “tensioni ambientali”. È evidente che la cartina di tornasole di un docente degno di tal nome, è la capacità di costruire una rete relazionale proficua tra alunni e famiglie, tra insegnante e materia di studio. Per questo ci chiediamo: è più meritevole (tanto per fare un esempio esemplificativo) un insegnante che raggiunge tutti gli obiettivi oggetto della programmazione didattica annuale con una classe senza “casi difficili”, o un docente che (magari senza insegnante di sostegno in classe) riesce ad adempiere alla programmazione nonostante si trovi a lavorare in un contesto difficile? E ancora: come valutare la passione, l’abnegazione, l’impegno di un docente rispetto ad un altro? Crediamo che queste riflessioni meritino approfondimento. Al contrario, ci sembra importante poter creare le premesse per un «organico funzionale» da utilizzare per tutte le esigenze didattiche.

L’AIMC da oltre settant’anni si impegna per promuovere una scuola generatrice di umanità e futuro. Una scuola che sappia essere accogliente e a “misura di bambino”. Una scuola che sappia includere ed accogliere. Una scuola capace di farsi corresponsabile di un’offerta educativa che metta al centro l’alunno. È auspicabile che il governo si confronti con le parti sociali e con l’associazionismo (anche quello di ispirazione cattolica ci permettiamo di suggerire). La scuola di domani non può prescindere dall’essere sempre più “luogo di incontro” (come ha ricordato agli insegnanti AIMC lo scorso 10 maggio papa Francesco, in occasione della giornata La Chiesa per la scuola) e di relazione. Suscitare curiosità e domande di senso nel discente è compito prioritario di ogni insegnante, obiettivo che deve trovare compimento in una nuova cornice educativa che veda scuola e famiglie unite da un patto di sistema. Da questo punto di vista ci piacerebbe che la riforma della scuola si facesse carico anche della necessità di creare le “eccellenze educative” che orientarono i Decreti delegati della scuola del 1974. È necessario ripartire dalla conquista della condivisione e partecipazione nelle scelte, come del resto ribadito dall’autonomia scolastica in vigore dal 1997. L’auspicio è che il governo dia vita ad un confronto duraturo e ampio con tutto il mondo che ruota intorno alla scuola (non solo attraverso la consultazione via web che partirà il prossimo 15 settembre aperto alle proposte dei docenti, famiglie e alunni), ma anche attraverso il dibattito parlamentare. La scuola, ricordava Jerome Bruner «non riproduce semplicemente la cultura, ma deve soprattutto preparare gli alunni ad affrontare il mondo in evoluzione». È questa una prospettiva educativa e culturale da sempre cara all’AIMC, nella sua eccezione più larga possibile.

I valori cristiani laicamente declinati, possono (e devono) concorrere alla crescita educativa dei bambini che le famiglie affidano alla scuola. Non crediamo sia possibile ipotizzare una seria riforma del sistema educativo italiano, limitandosi a considerarla una azienda in divenire (ci lascia perplessi la possibilità evocata dal ministro Giannini che enti privati possano concorrere a finanziare le diverse realtà scolastiche; i motivi sono facilmente immaginabili). Spendiamo al contrario una valutazione positiva sul progetto avanzato dal governo di realizzare “scuole sicure”, definendo la possibilità per i dirigenti scolastici (l’attuale normativa pone limiti al riguardo) di poter concretamente operare per chiedere opere di manutenzione. Ci sembra prematuro giudicare le proposte del governo Renzi in tema di scuola (del resto sono ancora in fase di gestazione). I segnali di riforma ipotizzati paiono incoraggianti, ma questo non ci impedisce di riconoscerne rischi e limiti che pure si intravedono all’orizzonte. Ci pare quanto mai adeguato il tema dibattuto nel recente congresso nazionale AIMC: “Salviamo la scuola”. Oggi si potrebbe dire “Amiamo la scuola”.

Enzo Cardone
Presidente AIMC sezione di Pinerolo

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