26 giugno 2015

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Ieri al Senato  è stato approvato  il DDL per la riforma La Buona Scuola, non senza polemiche e teatrini in aula. È passato anche grazie al maxiememndamento che propone l’introduzione  a scuola di corsi specifici “anti-discriminazione”.   Il Ministro Giannini ha assicurato (a parole!) alle opposizioni che i corsi in questione  non  riguarderanno temi  legati all’identità sessuale multipla (le cosiddette teorie “gender”).

Per nulla convinto il senatore lusernese Lucio Malan che, in una nota, ha dichiarato: «Nel mio intervento in Aula sulla riforma della Scuola ho sottolineato il grave pericolo, contenuto nel comma gender introdotto alla Camera, che prevede l’introduzione obbligatoria – in tutti gli Istituti – dell’educazione contro la “violenza di genere e  tutte le discriminazioni”: espressioni ambigue di cui occorre capire il senso. Confrontando queste parole con la Strategia Nazionale LGBT 2013/15 del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, c’è da rabbrividire». E spiega: «La Strategia prevede esplicitamente, proprio in nome della “rimozione di ogni forma di discriminazione”, “l’integrazione e aggiornamento sulle tematiche LGBT” nei programmi scolastici, la “valorizzazione” dell’expertise delle associazioni LGBT, l’accreditamento delle associazioni LGBT presso il MIUR in qualità di enti di formazione e altro ancora».

Intanto l’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) ha istituito un gruppo nazionale di lavoro con 29 associazioni LGBT tra le quali spicca il Circolo Culturale Omosessuale intitolato a Mario Mieli  di cui il senatore Malan ha letto in aula alcune frasi, tra le quali questa: «Noi sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro».

«Anche solo socchiudere la porta di fronte a tutto ciò – ha concluso il senatore di Forza Italia – è pericolosissimo e irresponsabile. La “Buona Scuola” comprende anche questo».

Ora si dovrà esprimere la Camera dei Deputati.