28 maggio 2014

“In Piemonte come in Italia, il Pd da il meglio”. Il faccione poco avvezzo alle alchimie dei comunicatori di Sergio Chiamparino, si affiancava nei manifesti, all’insegna di questo slogan, a quello di Matteo Renzi. Il risultato finale delle elezioni regionali, da ragione, in termini numerici, all’ambiziosa dichiarazione. Il candidato, ormai governatore, del centrosinistra a sfiorata la maggioranza assoluta. Entra così col vento in poppa a Palazzo Lascaris, l’ex-sindaco di Torino. Contrariamente alle previsioni della vigilia, anche sull’onda del plebiscito renziano alle consultazioni continentali, non sarà “anatra zoppa”, bensì potrà contare su una maggioranza salda in Consiglio Regionale. Per di più con una buona affermazione della sua lista personale.
In linea con il suo tradizionale understatement le prime parole da “governatore” in pectore, a partire proprio dalla dizione che rifiuta preferendo invece quella di “sindaco dei piemontesi”. “Ho sempre avuto fiducia nei piemontesi, come ce l’avevo prima ce l’ho ora. I piemontesi saranno con me e cercherò di essere il loro sindaco. Il mio naso non mi ha tradito, in atletica si direbbe che ho dato un giro di pista agli avversari. Cercherò di essere il sindaco dei piemontesi – ha dichiarato già a metà scrutinio. Non ho mai percepito quell’aria di testa a testa che i media lasciavano trasparire”.
Il Movimento 5 Stelle, infatti, è lontano: doppiato. La “piazza d’onore” è conquistata da Gilberto Pichetto, con quel che rimane del centrodestra (Forza Italia – Lega Nord, che si avvia a 8 seggi di cui 6 a Forza Italia (3 a Torino, uno a Novara, uno a Cuneo e uno ad Alessandria) e 2 o 3 alla Lega Nord (uno a Torino e uno a Cuneo sicuri).

Saranno due i rappresentanti del territorio pinerolese nel nuovo Consiglio Regionale Elvio Rostagno (PD) nella maggioranza e Federico Valetti (M5S) all’opposizione. Non ce l’ha fatta, invece, Giorgio Merlo (Moderati).

Marco Margrita