7 ottobre 2013

Con quello che da alcuni è stato definito un “colpo teatrale”, il senatore Silvio Berlusconi mercoledì 2 ottobre, nell’Aula di palazzo Madama, ha dichiarato a sorpresa la sua fiducia al Governo Letta. Una scelta inaspettata quella del cavaliere che, in pochi minuti, ha sbloccato una situazione di stallo. Così la fiducia è arrivata dal Senato (con 235 sì e 70 no) e quindi dalla Camera (435 sì e 162 no).Logo_PPE

Un sospiro di sollievo per Enrico Letta, per il Presidente Giorgio Napolitano e probabilmente anche per l’Italia.
La fine di un’epoca per Berlusconi e per il PDL che ha visto sbriciolarsi un’unità fino ad oggi mai messa in discussione.
«Non avremo un atteggiamento scissionista ma nemmeno di appiattimento. Siamo partiti con 25 persone al Senato e 25 deputati. Ora siamo più di 70» ha annunciato Roberto Formigoni, tra i più attivi insieme al ministro Maurizio Lupi e ad altri aderenti a Comunione e liberazione nell’organizzare il dissenso nelle fila del Pdl. E ora da più parti si parla della possibile nascita di un PPE (Partito popolare europeo) italiano. Soluzione che riporterebbe nella politica italiana, dopo anni di latitanza e diaspora, un gruppo di ispirazione cristiana e popolare capaci di raccogliere oltre ai pdellini fuggitivi anche un certo numero di parlamentari di matrice cattolica sempre più a disagio e ridotti quasi al silenzio nelle rispettive formazioni partitiche (il PD su tutte). Un PPE formato Italia sarebbe lo spazio ideale anche per gli UDC e per alcuni “montiani” in cerca di identità. Se questa nascita dovesse essere realmente annunciata e la gestazione condurre ad un parto, resterebbe l’interrogativo sul volto del neonato che potrebbe venire alla luce già anziano. Perché il rischio reale è quello del riciclo e del reclutamento di vecchie conoscenze senza dare spazio ad volti nuovi capaci di un reale cambiamento.
Se PPE deve essere perché non partire proprio da quanti, in questi anni, non hanno mai smesso di crederci e a causa di questa loro forse ingenua coerenza sono rimasti fuori dalla stanza dei bottoni?
Certo per fare qualcosa di nuovo occorre il coraggio dei forti e l’intelligenza di chi sa vedere e valorizzare le altrui qualità senza temerle. «Nessuno che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!» si legge nel Vangelo di Luca. Ora però forse è venuto davvero il tempo di assaggiarlo quel vino.
L’alternativa è esaurire le scorte e diventare (politicamente) astemi per sempre.

Patrizio Righero