“La sinistra sociale” cattolica della Dc, ovvero la sinistra di Carlo Donat-Cattin e poi di Franco Marini e di molti altri esponenti del cattolicesimo sociale può ancora avere cittadinanza culturale nella politica contemporanea? È questa la domanda centrale del libro scritto da Giorgio Merlo e Gianfranco Morgando e pubblicato da Studium. Una riflessione su una esperienza politica e culturale che ha segnato in profondità la storia cinquantennale della Democrazia Cristiana ma anche, e soprattutto, la presenza di un filone culturale – quello del cattolicesimo sociale, appunto – che non può essere semplicisticamente archiviato. Del resto, la rilettura della storia politica ed ideale della sinistra sociale democristiana non è un’operazione nostalgica o datata. Soprattutto se la si affronta dall’angolatura del suo progetto politico, della sua rappresentanza sociale e della qualità della sua classe dirigente, nazionale e locale. E dal libro emerge come la sinistra sociale della Dc, in particolare quella di Forze Nuove e del suo leader Carlo Donat-Cattin, ha svolto un ruolo politico decisivo non solo nel suo partito di riferimento, ma anche nel tessuto vivo della società civile e nella stessa area cattolica italiana. Un ruolo riconosciuto in questo libro da molti protagonisti dell’epoca e che non provengono solo dalla sinistra della Dc ma anche, e soprattutto, dalla sinistra ex socialista ed ex comunista. Ne emerge, quindi, un quadro di particolare interesse che può essere utile per la politica contemporanea così dominata dalla personalizzazione dei leader e da un progressivo inaridimento dei partiti e delle rispettive classi dirigenti. Ma, ed è quel che più conta, emerge anche la necessità di rileggere oggi un patrimonio culturale, quello del cattolicesimo sociale con una forte attenzione alla politica, che non può essere semplicisticamente storicizzato.

E la presenza della sinistra sociale cattolica, ormai è un fatto ampiamente riconosciuto, non può essere rinchiusa nella sola esperienza democristiana. Il ruolo politico che ha svolto nelle fasi storiche che si sono succedute nel nostro paese conferma che si tratta di una esperienza che ha contagiato positivamente altri filoni culturali ed ideali. È sufficiente citare le riviste riconducibili a questa corrente politica e culturale – da “Settegiorni in Italia nel mondo” guidata da Ruggero Orfei e Piero Pratesi a “Terza Fase” a “Lettere piemontesi” – per rendersi conto che questa “corrente” andava oltre la pura dimensione del partito. Seminava cultura, creava dibattito, alimentava un confronto permanente e, soprattutto, formava una classe dirigente. E questo resta un elemento decisivo, e forse quasi esclusivo, della sinistra sociale della Dc. Una classe dirigente che si è formata ed è stata “allevata” da Forze Nuove per poi disperdersi in altre correnti democristiane e forse anche in altri partiti ma comunque mantenendo sempre la tensione alla ricerca, all’approfondimento e all’elaborazione politica che restano tasselli fondamentali per conservare e garantire la “buona politica”.

Certo, poi ci sono le grandi “scelte” politiche che hanno diviso ed infiammato lo stesso dibattito nazionale. Dalla difesa dei ceti popolari e dei diritti dei lavoratori –  valga per tutti l’ormai celebre Statuto dei Lavoratori del 1970 – al ruolo delle Partecipazioni Statali, dalla riforma del servizio sanitario nazionale alla scelte in politica estera, dal contributo decisivo al rinnovamento della Dc con l’Assemblea degli esterni del 1981 alla difesa della tradizione popolare e democratica del partito. Insomma, scelte che hanno caratterizzato e segnato la stessa identità di un partito che ha governato ininterrottamente per quasi 50 anni il nostro paese e che, va pur detto, hanno creato un dibattito a volte anche molto duro ed acceso. Ma sempre anteponendo la politica e i “contenuti” al solo posizionamento tattico e di potere. Di qui deriva anche la natura “minoritaria” della sinistra sociale della Dc e la sua collocazione quasi sempre in minoranza nel partito di riferimento.

Insomma, un libro che permette di rileggere una pagina ricca e feconda della politica italiana e della storia del cattolicesimo politico. Ma anche una pagina che fa riflettere su come recuperare, oggi, un patrimonio politico, culturale ed etico che resta attuale, moderno e fortemente contemporaneo.

La sinistra sociale