La proposta è quella di garantire i diritti dei migranti che sono stati violati durante le complicate procedure di identificazione e di registrazione che seguono agli sbarchi negli hotspot. Se ne è discusso in una conferenza stampa alla Camera dei Deputati organizzata da Oxfam Italia, Diaconia Valdese e Borderline Sicilia, una associazione che raccoglie una rete di legali capaci di fornire assistenza ai migranti. Un progetto, hanno spiegato gli organizzatori, di «accoglienza, consulenza legale e distribuzione di kit di prima necessità». A prestare la necessaria ed indispensabile assistenza ai migranti respinti è «una unità mobile costituita da un operatore socio-legale e un mediatore linguistico – culturale, in grado di raggiungere rapidamente i luoghi in cui viene segnalata la presenza di migranti respinti e di fornire loro l’altrettanto necessaria assistenza legale per presentare ricorso verso il decreto di respingimento e per avviare la procedura di richiesta di asilo, informarli sui loro diritti e orientarli verso strutture di accoglienza a disposizione del progetto di altri enti», hanno detto i promotori del progetto che hanno anche illustrato i risultati del dossier “Hotspot, il diritto negato”, lanciato nell’ambito della campagna di sensibilizzazione OpenEurope. L’elemento decisivo che ha innescato l’iniziativa dei tre organismi è stata l’assenza di un quadro legale che disciplini le procedure di identificazione negli hotspot italiani (Lampedusa, Pozzallo, Trapani e Taranto). Una situazione «totalmente extralegale» ha sottolineato Alessandro Bechini, direttore dei programmi di Oxfam Italia, la confederazione internazionale che conta 18 organizzazioni che lavorano insieme in oltre 90 Paesi. Si tratta di procedure, come rileva lo studio elaborato da Oxfam che ha raccolto molte testimonianze negli hotspot di Pozzallo e di Lampedusa, «discriminatorie, frettolose e lesive dei diritti della persona». Troppo spesso, dicono, viene addirittura negato lo status di rifugiato e il migrante viene inquadrato come migrante economico. I numeri, oltretutto, sono molto elevati. Si parla, hanno sottolineato gli organizzatori, di «circa 4 mila persone respinte solo da settembre a oggi». E la situazione che allarma maggiormente è quella «dei minori e le categorie più vulnerabili, quali donne in gravidanza o i portatori di handicap e le persone traumatizzate». E una volta ricevuto il decreto di espulsione differito – entro sette giorni devono lasciare il territorio nazionale – queste persone rimangono in mezzo alla strada senza soldi né documenti. I migranti – hanno ancora detto gli organizzatori – «sono spinti fuori dal sistema nazionale di accoglienza e restano abbandonati a loro stessi». I decreti, hanno insistito i legali di Borderline nel dossier, «sono impugnabili, perché di fatto la procedura che ha portato al respingimento non ha base giuridica e si fonda su prassi non contenute in documenti di carattere normativo in totale violazione delle norme internazionali sull’asilo». Insomma, si tratta di un progetto concreto che può essere di grande aiuto per risolvere un problema che, a tuttoggi, fa dei migranti una categoria in balia dell’improvvisazione e della superficialità.

Stefania Parisi

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