30 giugno 2016

In queste ore il governo italiano completa una straordinaria operazione umanitaria nel recupero della nave affondata lo scorso anno nel Mediterraneo con oltre 700 corpi. Un’operazione «meritevole mentre celebriamo il Giubileo della misericordia, che ricorda il valore dell’opera di misericordia ‘seppellire i morti’, ed anche perché restituisce i morti alle loro famiglie, in pena per chi, partito, non aveva più dato sue notizie».

Ad affermarlo è oggi la Fondazione Migrantes in una nota dopo che il peschereccio naufragato il 18 aprile 2015, nel Canale di Sicilia, a 100 miglia dalla Sicilia e a 40 dalla Libia, e rimasto a una profondità di 370 metri, è stato riportato in superficie per iniziare le operazioni di recupero delle salme dal relitto.

«Finalmente, i corpi di uomini e donne, bambini, giovani potranno trovare – afferma mons. Giancarlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes – una degna sepoltura, nello stesso giorno in cui altre madri e donne hanno perso la vita nel Mediterraneo. I morti recuperati e i nuovi continui morti nel Mediterraneo chiedono – conclude – che non siano più rimandati i corridoi umanitari, unica soluzione per non avere sulla coscienza le morti di tanti migranti in fuga, uomini e donne come noi».

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