Abbiamo posto le medesime domande a quattro candidati al senato, provenienti dal pinerolese: Lucio Malan (Pdl), Magda Zanoni (Pd), Enrico Pollo (Lista civica con Monti) e Roberto Goveani (Mir). Ecco le risposte di Lucio Malan, candidato per il Pdl. 

Senatore, se verrà rieletto, quali saranno le sue priorità?

Innanzitutto la realizzazione del programma del Popolo della Libertà, per creare sviluppo e occupazione con meno tasse, meno burocrazia, meno invadenza dello stato. La detassazione per l’assunzione di disoccupati è uno dei punti più qualificanti, così come la restituzione dell’Imu. Personalmente intendo lavorare per norme che rendano i concorsi pubblici trasparenti e corretti eliminando aggiramenti, favoritismi e imbrogli. Per i diritti del contribuente nei confronti di richieste irragionevoli dal fisco, tipo quelli di Equitalia, e per eliminare gli ostacoli burocratici ai piccoli lavori, temporanei o a tempo parziale, in particolare per giovani e anziani.

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Da Roma è possibile avere un occhio di riguardo per il Pinerolese? In che modo?

In Parlamento si fanno norme nazionali e di interesse generale, che – se buone – aiutano anche il Pinerolese. Tuttavia si possono anche favorire interventi diretti, come nel passato per la realizzazione dell’autostrada e altri interventi resi possibili dai fondi per le Olimpiadi, e la difesa dei servizi pubblici, sempre minacciati di trasferimento a Torino. Recentemente la questione del Tribunale di Pinerolo è stata molto importante. Su questo mi sono battuto nei mesi scorsi, trovando purtroppo la feroce determinazione del governo Monti di chiudere la nostra sede, moderna e efficiente, a costo di non rispettare la legge di delega e di aumentare i costi. Prima ancora della formazione del prossimo governo, se sarò rieletto, presenterò un disegno di legge per rivedere questa decisione. È anche importante difendere l’autonomia dei piccoli comuni, che spesso sono un esempio di buona amministrazione che i grandi dovrebbero seguire.

Quello che verrà, a suo avviso, sarà un governo concentrato solo sulla dimensione economico-finanziaria? Quali sono le urgenze per il paese?

L’attenzione per gli aspetti economici è d’obbligo perché se non si cambia drasticamente direzione l’Italia è destinata a una rapido impoverimento, con conseguenze particolarmente gravi sui più deboli. Se le aziende, i soldi e tanti giovani continuano a fuggire all’estero per paura della tassazione esagerata, degli infiniti ostacoli burocratici, delle trappole fiscali come il redditometro, in cui rischiano di cadere anche i contribuenti più diligenti, della mancanza di opportunità, di una giustizia lenta e spesso inaffidabile, le politiche sociali non saranno sostenibili. Per questo la detassazione delle nuove assunzioni e una fortissima sburocratizzazione sono l’unica via d’uscita. Ma non si dovrà dimenticare tutto il resto: scuole, sanità, servizi pubblici, assistenza agli anziani devono essere resi più efficienti, pur contenendo i costi con una migliore organizzazione, premiando chi lavora bene e disincentivando chi lavora male. L’Italia sarà migliore quanto più ciascuno farà bene il proprio lavoro, dalle istituzioni all’impiego pubblico a tutti i lavoratori, autonomi e dipendenti. Compito dello Stato è mettere tutti nelle condizioni di farlo, e incentivando impegno e qualità.

Ci sono alcune questioni “eticamente sensibili” che dividono l’opinione pubblica, su tutte: aborto, fine vita, e matrimoni omosessuali. Quale è la sua posizione in proposito?

Non credo che lo Stato possa obbligare una donna a portare a termine una gravidanza se lei non vuole, ma si può e si deve offrire un migliore sostegno alle future madri offrendo un’alternativa all’aborto che è in ogni caso un trauma. Le giovani e giovanissime donne, ed anche gli uomini, devono essere informati su cosa comporta l’aborto e sui sostegni che si possono ricevere per un nuovo nato. La società deve essere il più possibile accogliente per le nuove vite: asili nido, tassazione sulla base del quoziente famigliare, e bonus bebé che vogliamo reintrodurre sono degli esempi.
Sulla questione del fine vita, ritengo si debba rifiutare l’eutanasia ed evitare l’accanimento terapeutico, cose che entrambe tolgono dignità alla vita. Credo che Giovanni Paolo II abbia dato un esempio chiaro con il suo comportamento, affrontando con grande coraggio la sua lunga malattia insieme alle cure necessarie e alla fine ha chiesto di essere “lasciato andare” a casa del Padre.
Sono, così come il mio partito, contrario ai matrimoni omosessuali non solo perché gran parte degli italiani e la Costituzione hanno un concetto di famiglia diverso: un uomo e una donna che si preparano ad avere dei figli, cosa che per me e per molti è anche una convinzione che deriva dalla fede. Ma anche perché non sarebbe materialmente possibile estendere tutele come la pensione di reversibilità a tutte le unioni, anche quelle che non comportano doveri reciproci, come invece avviene nel matrimonio: la conseguenza sarebbe la riduzione generalizzata delle tutele anche per la famiglia e la degradazione dello stesso concetto di famiglia. Alle convivenze non matrimoniali possono essere riconosciuti certi diritti come la successione nel contratto di affitto, la facoltà di prendere decisioni in caso incapacità dell’altro, diritti di visita e anche quote ereditarie, quando non danneggiano coniugi o figli, chiarendo sempre che non si tratta di matrimonio.

L’intervista a Magda Zanoni

L’intervista a Enrico Pollo

L’intervista a Roberto Goveani

 

 

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