Agosto 2014

Le vacanze non sono sinonimo di riposo. Non sempre e non più. Per poter dire con una certa solennità: «sono stato in vacanza», occorre avere un buon bottino di chilometri macinati, di bellezze viste, di cose fatte, di fotografie scattate (e di conseguenza postate su facebook). Occorre essere stati altrove. Aver beneficiato di pacchetti turistici. Aver sbatacchiato ben bene se stessi e possibilmente pure i famigliari e gli amici. È d’obbligo essere animati, coinvolti ed entusiasmati. Tutto organizzato. Fino all’ultimo dettaglio.

Per molti non potersi tuffare completamente in questo flusso vacanziero diventa motivo di stress e frustrazione. Perché “stare” è difficile e guardarsi dentro e attorno richiede un surplus di energia (quella che il lavoro o il non lavoro ci porta via senza alcun ritegno). Inventarsi qualche giorno di vita è un’attività inconsueta che pretende fantasia e pure una certa dose di coraggio. Per trovare, magari a pochi chilometri da casa, un sentiero, una vetta, un rifugio, un borgo, una chiesa, un angolo di mondo che vale la pena di riscoprire.
E in tutto questo – che sia vacanza o che non lo sia – si corre, infine, il rischio di ritrovare, laggiù nella cantina delle cose che furono, un’anima che supplica un minimo di attenzione, un po’ di silenzio e qualche istante di preghiera. Perché non accontentare anche lei?

Patrizio Righero 

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