7 ottobre 2014

Il punto della situazione a due anni dal terremoto in Emilia. Pierluigi Dovis: «Intendiamo mantenere e sviluppare questo gemellaggio in un cammino di scambio reciproco di buone idee e buone prassi per migliorare la nostra azione, per una carità che interpella tutti

AGD –“Che cosa possiamo ancora fare?”: la delegazione piemontese della Caritas, in visita martedì 30 settembre e mercoledì 1 ottobre nella cittadina di Medolla (Modena) con cui è gemellata dal terremoto del 2012, ha voluto rimarcare e rinnovare l’impegno delle Chiese subalpine, con l’intenzione di portare avanti iniziative, ma soprattutto forme di vicinanza e dialogo, per far crescere il confronto sul piano sociale e pastorale.
Alla domanda ha risposto il sindaco del paese, Filippo Molinari: «Continuiamo sulla strada dei progetti integrati e del dialogo, evitando la duplicazione di interventi, perché solo così si può rafforzare la vita della comunità locale, sul piano sociale. Fare rete è l’unico modo per garantire servizi efficaci e positivi, tanto più in un momento così difficile per le risorse pubbliche».
La forza dimostrata dall’Emilia per superare la tragedia del terremoto è messa a dura prova: oltre all’alluvione (che nel gennaio scorso ha colpito la bassa modenese, dove molte aziende della zona del cratere avevano delocalizzato l’attività), le conseguenze del sisma si sono unite a quelle della crisi economica, rendendo davvero difficile la situazione e urgente l’attivazione di risposte, anche in termini di servizi sociali.
Su questi ultimi, la tragedia del 2012 è stata anche una lezione: «Abbiamo imparato – ha sottolineato Molinari nell’incontro in municipio con la delegazione piemontese – che certi servizi sono una conquista di ogni giorno. Non dobbiamo mai dare per scontato il livello qualitativo e quantitativo, noi ce ne siamo accorti quando, da un momento all’altro, ci siamo trovati senza tutto questo».
«Ora – è stato sottolineato dall’amministrazione comunale – l’afflato della solidarietà si è molto annacquato. Il terremoto ha messo in evidenza il meglio e il peggio delle persone, è stato davvero radicale da questo punto di vista, facendo emergere un’immensa solidarietà, ma anche grandi meschinità». La collaborazione garantita dal Piemonte è stata molto apprezzata dalle comunità incontrate, a cui i delegati hanno espresso il vivo ringraziamento per l’entusiasmo e l’impegno nell’affrontare la ricostruzione. I “grazie” rivolti al Piemonte, ha sottolineato il gruppo subalpino, sono stati detti sempre con sincerità e dignità: rispetto a due anni fa si coglie una maggiore sicurezza per il fu
turo, intanto il successo dei risultati ottenuti dimostra che la carta vincente è nella partecipazione.
A Medolla, tra i progetti sostenuti dalla Caritas piemontese, il più significativo è stato il centro di comunità realizzato nell’area tra la chiesa nuova e quella vecchia (resa inagibile dal terremoto): una struttura funzionale al servizio della parrocchia e per la vita sociale del paese, realizzata inglobando anche una quercia, come simbolo di determinazione e di continuità.
Inoltre la Caritas piemontese ha deciso di realizzare altri progetti, per l’Emilia colpita dal sisma. Si sta definendo negli aspetti operativi un sistema di “borse lavoro” e borse di studio per sostenere concretamente famiglie della zona di Medolla, individuate in accordo con le Caritas locali.
Per quanto riguarda poi i legami e lo scambio, anche sul piano della pastorale della carità, nelle prossime settimane verranno definiti momenti di incontro e confronto tra operatori Caritas del Piemonte e del modenese: il gemellaggio pastorale, che ha fatto sentire l’importanza di essere Chiesa al di là delle necessità, vuole portare ancora frutti. «Intendiamo mantenere e sviluppare questo gemellaggio – ha sottolineato Pierluigi Dovis, delegato piemontese Caritas – che fa riferimento alle tre comunità parrocchiali di Medolla e insieme si apre alle altre parrocchie della Bassa Modenese, in un cammino di scambio reciproco di buone idee e buone prassi per migliorare la nostra azione, per una carità che interpella tutti».
Dai parroci della zona, che si sono detti disponibili per una serie di incontri, è emersa anche la necessità, per le loro comunità, di non essere lasciate sole: «Abbiamo bisogno di continuare a sentire la presenza di altre realtà, abbiamo bisogno di intessere e portare avanti relazioni, momenti di scambio e di vicinanza, anche di festa», hanno detto alcuni sacerdoti della zona.

Fabrizio Brignone, inviato a Medolla (Modena)

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