20 luglio 2015

Ancora una volta la scuola è al centro del dibattito pubblico o, per meglio dire, è nell’ occhio del ciclone. Il governo ha appena ottenuto (o meglio imposto) l’approvazione di una riforma. L’ennesima. Segno che perlomeno è evidente l’importanza fondamentale del sistema scolastico e di istruzione per la vita di un paese.

Nessuno in effetti dubita di questo ma, puntualmente, non appena ci si appresta a mettere mano alle norme che ne regolano la vita scoppia la bagarre. Come fosse una materia impossibile da toccare, migliorare, riformare. E non è neppure una questione legata solamente agli schieramenti ideologici.

Negli ultimi decenni infatti non c’è stata riforma, sia essa targata destra o sinistra, che abbia avuto una accoglienza favorevole. Volendo usare una parola grossa, sembrerebbe quasi una maledizione: chi tocca la scuola si brucia. Vedremo nei prossimi mesi se il decreto sulla “Buona scuola” e chi lo ha voluto avranno sorte migliore. Ora, per tentare di chiarirci un po’ le idee, vogliamo chiederci: cos’è la scuola? Domanda solo apparentemente banale che si apre a molte possibili risposte.

Schiere di filosofi, pedagogisti, politici hanno dato il loro contributo in questo senso, ma qui si tratta di capire qualcosa di molto profondo che viene ancor prima delle diverse visioni e teorie via via proposte o imposte. Ci piace allora considerare la scuola innanzitutto come un incontro tra generazioni, tra due mondi diversi; uno già formato che porta in sé qualità e contraddizioni e uno in via di formazione, ma comunque già dotato di evidenti ed originali tratti caratteristici. Lo scopo dell’incontro è la trasmissione di un bagaglio culturale e la formazione e la preparazione alla vita dei bambini e dei giovani.

In questo scenario ci sono dunque due soggetti, insegnanti e alunni, ed è nel rapporto tra questi che si gioca l’intera partita della scuola. Insegnanti e alunni hanno diritti e doveri ma è chiaro che tra i due sono i più giovani ad avere il ruolo di protagonisti. Questo non significa che gli insegnanti contino meno ma solamente che tutto l’agire del sistema scolastico è rivolto al maggior bene possibile di chi ne fruisce, cioè dei ragazzi.

Nella misura in cui questo bene potrà essere realizzato se ne avvantaggeranno poi le famiglie degli studenti e la società nel suo insieme. Non vogliamo qui entrare nel dettaglio della nuova riforma ma prendendo lo spunto dal suo nome possiamo domandarci: cos’è la buona scuola? Chi può concretamente realizzarla? La risposta è semplice: buoni insegnanti. Uomini e donne che sentono questa professione come una grande passione.

Che non perdono entusiasmo, interesse, voglia di sperimentare. Che, al di là dei loro limiti e imperfezioni, sanno comunicare la bellezza del sapere, il fascino della curiosità e della scoperta. Che sanno continuamente farsi vicini al mondo dei giovani, molto diverso dal loro. Che accompagnano gli studenti in un periodo cruciale della loro crescita e sono veramente ricompensati e gratificati solo quando questi ultimi imparano a camminare da soli, a ragionare autonomamente con sana onestà intellettuale.

Si possono ottenere tali insegnanti con un decreto? La risposta è evidente come è evidente che in qualche modo la materia scolastica deve essere normata. Ma se nessuna legge potrà mai dare vita a buoni insegnanti è altrettanto vero che leggi poco attente e lungimiranti possono mortificare, avvilire e abbattere lo spirito di molti di essi.

Per fare un solo esempio: cosa dire di tutti quei precari che anche da più di dieci anni hanno lavorato nella scuola, offerto un servizio qualificato, cercato di migliorarsi e aggiornarsi, seguito corsi (a pagamento), conseguito abilitazioni, ed ora rischiano di trovarsi esclusi? La scuola è davvero troppo importante per la vita di un paese per permettere leggerezze ed errori che minano la fiducia dei cittadini in questa istituzione.

Chi ha il compito e la responsabilità di farla funzionare bene, più che puntare a dare di sé una immagine di forza, dovrebbe piuttosto saper guardare alla persona, a tutte le persone coinvolte in essa, studenti, insegnanti vincitori di concorso, precari, famiglie, preoccupandosi di non penalizzare nessuno. Infatti è solo dal bene comune di tutti questi attori che può iniziare un cammino reale e condiviso sul sentiero ripido e affascinante della “buona scuola”.

Massimo Damiano

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